per le altre notizie... cliccare sull'indirizzo web sotto riportato

http://www.namir.it/quotidiani/quotidia.htm

 

E' uscito Azione Nonviolenta di Giugno 2001.

In questo numero:

A Roma il Governo, a Genova il Vertice (di Mao Valpiana)
Pace e libertà per il Tibet (di Tenzin Gyatso, XIV° Dala Lama)
Marcia internazionale per il Tibet, Bologna  30 giugno, Firenze 6 luglio
Io, casco Bianco, nel Rwanda senza zebre (di Luca Trevisan)
Nel Sud Africa che non vuole armi (di Franco Perna)
Per un'Italia sobria e solidale: 60 azioni per iniziare (Rete Lilliput)
Il linguaggio Giraffa per la comunicazione nonviolenta (di Vilma Costetti)
Intervista impossibile a Fabrizio De Andrè (di Elena Buccoliero)
e poi le consuete rubriche di
Storia (Sergio Albesano), Cinema (Flavia Rizzi), Libri (Silvia Nejrotti),
Economia (Paolo Macina), Appuntamenti (Stefano Guffanti)
Azione nonviolenta è la rivista mensile del Movimento Nonviolento.
28 pagine, un numero L. 4.000
Abbonamento annuo L. 40.000 sul ccp n. 10250363 intestato a
Azione nonviolenta
via Spagna 8
37123 Verona
E' possibile chiedere una copia omaggio, scrivendo a
azionenonviolenta@sis.it
Tu potrai dire che io sono un sognatore
ma non sono il solo....            (J. Lennon)

"Azione nonviolenta" - via Spagna, 8  -  37123 Verona   (Italy)
Tel. (++39) 0458009803    Fax  0458009212
email:
azionenonviolenta@sis.it   http://www.nonviolenti.org
icq: 54710055

Gli aggiornamenti della rivista  DonneInViaggio-  18 Giugno 2001
www.donneinviaggio.com



   Le  adesioni al network di  DonneInviaggio si arricchiscono di
                         nuove proposte  -
  scopri i servizi della tessera club '' Circolarità di risorse  ''
 In Turiste per passione - una  nuova pagina dedicata al viaggio nei
                              sapori -
 Entra in  Notizie flash   per leggere le ultime notizie e curiosità
                       Pubblica il tuo racconto
           ''Fake Primadonna''  -  .... di Costanza Masi
 In AstroDonna - l'oroscopo per tutti i segni zodiacali dal 15 al 30
              Giugno 2001- a cura di Margherita Crony
   Vuoi avere notizie circa convegni, mostre d'arte, seminari e su
                  quanto c'è di interessante nelle
                principali città italiane ed estere?
  Consulta la pagina degli Eventi del mese e degli Indirizzi Utili
                   delle sezioni di tuo interesse
        DonneInViaggio segnala un appuntamento interessante:
      Prato ,Villa Fiorelli - dal 29 Agosto al 5 Settembre 2001
                    sono aperte le iscrizioni a
                          Raccontar(si)
    laboratorio per la formazione di mediatrici interculturali
  organizzato dalla Società Italiana delle Letterate e Il giardino
                            dei ciliegi
              per saperne di più :
www.unifi.it/gender
                  Gli articoli del mese di Giugno
           Pillola dell'aborto: tra poco anche in Italia
            Le donne nel mondo del cinema di montagna
        Dietro la cinepresa: Intervista A Ingrid Runggaldier
           Gli stereotipi, i pregiudizi e l'informazione
               Il racconto ritrovato: non solo parole
                Speciale Pride in Italia e nel mondo
              Intervista alla deputata Titti De Simone
      Valenza sfida Barcellona con la sua prima biennale d'Arte
            La Gazzetta Web, per navigare in Piemonte
            A cosa porterà la riforma universitaria?
    Il forum : consulta le proposte delle altre DonneInViaggio -
  Il prossimo numero di DonneInviaggio sarà on-line i primi giorni di
                          Luglio 2001
                         La redazione
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CONTAMINAZIONI


http://www.regresso.it/athema2001


L'iniziativa, aperta a tutti coloro che operano in campo artistico,

si terrà dal 27 luglio al 5 agosto presso l'Istituto Comprensivo "G. Padalino" - Fano (PS)

Filo conduttore della manifestazione sarà il tema:

"CONTAMINAZIONI"

Nell'ambito della manifestazione sono previsti laboratori di

PITTURA, SCULTURA, MUSICA, POESIA, FOTOGRAFIA, INCISIONE, CERAMICA, VIDEOARTE


(...) L'importanza delle attività di bonifica culturale quali quella che stiamo per sottoporvi, risiede nella necessità di costruire palestre per la creatività, che addestrino l'individuo a salvarsi da un mondo sempre più globalizzato in senso meccanicistico e mercantile. (...)

F.Cenerelli


per informazioni:

Centro Giovani S. Arcangelo Corso Matteotti, 66 Fano

Tel. 0721/806457 Fax 0721/835370

E-mail
arcangelo@mobilia.it

Orario di apertura:

lun, mar, mer: ore 16.30 - 19.30

gio: ore 21.00 - 24.00

Contaminazioni

di Daniela Caiulo


Il termine deriva dall'idea del contatto, contatto di un essere con un'altro, di un elemento con un'altro. Quindi la radice é tutt'altro che negativa; in fondo la vita esiste grazie al contatto di elementi semplici combinati insieme. Ciò che é venuto in natura ha seguito delle leggi di armonia ed ordine divine e fino a lì l'interazione fra più elementi naturali non ha creato altro che meraviglie.
In arte (letteratura, musica o altro) il contattare, l'interazione tra generi, ritmi, forme artistiche varie ha voluto significare anche qui nuova vita, nascita di nuove forme e movimenti artistici, letterari, musicali, ecc., quindi ricerca, crescita, trasformazione.
Da quando, quindi, e perchè, il termine contaminare ha iniziato ad avere un'accezione negativa? Forse questa sua accezione é nata quando l'uomo ha voluto con il suo delirio d'onnipotenza uscire fuori dalle regole di un ordine naturale perfetto (il Paradiso Terrestre)?
Quando il contatto, l'impronta che l'uomo ha voluto lasciare sul pianeta Terra ha iniziato a diventare ad esso letale, poichè l'intenzionalità era di opportunistica manipolazione.
In questa teoria catastrofica ma purtroppo reale, della Terra "contaminata" dalla mano sconsiderata dell'uomo, forse un posto importante l'occupa l'arte, nella lotta o nella denuncia, nella visione alternativa di un mondo in cui solo ad essa viene affidata una ipotetica sconsideratezza nella creazione di un "qualcosa d'altro rispetto a ciò che già esiste", ma senza con questo danneggiare qualcuno e soprattutto l'intero pianeta.
Arte, insomma, vista come innocente gioco creativo di un "uomo" che non si crede superiore a colui che l'ha creato, ma si ritiene ancora "bambino" di Dio.

Daniela Caiulo.

La Tradizione e la decontaminazione. (derattizzate l'idea)

di Paolo Silvestri


L'aria stessa, questa mattina, mi contamina. Uscito dal sogno e vestito dei panni contaminati del mio sudore, respiro catrame e il fumo, contaminato dalle cialtronaggini di tutto ciò che mi sta attorno. Dovrei vivere in un ambiente asettico, protetto dall'inciviltà e dalle menzogne.. Questo implicherebbe, però, una scelta di evasione e di ritiro che non mi appartiene; il mio spirito creante necessita l'antagonismo, interno-esterno, soggetto-oggetto, per superare il dissidio bene-male, varcare la soglia, essere al di là del bene e del male, nello spazio dell'Oggettivismo.
Contaminati e contaminanti, attivo e passivo, maschio e femmina.. la contaminazione deriva dal con-tatto, un'intrusione che mina idee, immagini.. ambienti.il contaminante (consapevole e/o inconsapevole) necessita un ambiente (con tutte le accezioni che la parola ambiente può implicare) che si presume vergine, o meglio un ambiente che non ha ancora subito contatti con il tipo di contaminazione. Si ha quindi una base di partenza che include una conoscenza incontaminata, cioè vera, presupponendo la contaminazione una negatività deformante. "L'idea di una conoscenza che superi tutta la comune conoscenza umana e che sia inaccessibile alla gente comune, ma che stia in qualche luogo e appartenga a qualcuno, permea l'intera storia del pensiero umano fina dai più remoti periodi. E secondo alcuni memoriali del passato, una conoscenza piuttosto differente dalle nostre formava l'essenza e il contenuto del pensiero umano in quei tempi quando, secondo opinioni altrui, l'uomo differiva molto poco, o per niente, dagli animali." (P.D. Ouspensky, Un nuovo modello dell'universo, edizioni mediterranee, 1991) Esiste,comunque, un medium per cercare questa conoscenza superiore, per de-sostanzializzare (de-contaminare) l'essenza arricchendola di ciò che realmente E': si chiama Tradizione.

Paolo Silvestri



immagini tratte dall'edizione 2000 di ATHEMARTEGIOVANE

Oggetto: STACCHIAMO LA LUCE, IL 21 GIUGNO

Con piccoli gesti si puo cambiare il mondo.

BLACK OUT AUTOGESTITO LA PRIMA SERA DELL'ESTATE,
GIOVEDI' 21 GIUGNO,
SPEGNENDO TUTTO DALLE ORE 19 ALLE ORE 22, ORE LOCALI.

In risposta alla politica energetica di George W. Bush, ed
alla scarsa rilevanza data all'efficienza, alla riduzione
degli sprechi ed alla ricerca sulle fonti energetiche
alternative, ci sarà un black out volontario a rotazione il
21 giugno, primo giorno dell'estate, fra le ore 19 e le ore
22, ore locali, a livello planetario.
La fascia di black out girerà dunque intorno al pianeta.

Sarà una protesta semplice da attuare e simbolica.
Spegnete le luci fra le 19 elle 22 del 21 giugno.
Staccate tutte le spine,accendete una candela, e passate
piacevolmente TRE ORE alla vecchia maniera, raccontando
qualche buona storia; fate una passeggiata al chiaro di
luna o sotto le stelle...

Diffondete questo messaggio al maggior numero possibile
di persone, di enti pubblici, di persone impegnate per
l'ambiente.
Così faremo sapere che noi vogliamo una reale attenzione
alle problematiche su scala planetaria, un reale interesse
e dei finanziamenti nel campo delle energie alternative,
una riduzione dello sfruttamento sfrenato delle risorse
del pianeta.

Morgan Prebianca

renzo.venturoli@iperbole.bologna.it

 
TRE MOSTRE PERSONALI / TRE GIOVANI INEDITI

ALEXANDRA GREDLER
Presentazione di ELEONORA FIORANI
DA GIOVEDI' 14 GIUGNO h.18 al 24 GIUGNO 2001

VALERIO ANCESCHI
Presentazione di FRANCESCO LEONETTI
DA GIOVEDI' 28 GIUGNO h. 18 al 7 LUGLIO 2001

SEBASTIANO BONELLO
Presentazione di ROBERTA RIDOLFI
DA GIOVEDI' 12 LUGLIO h. 18 al 27 LUGLIO 2001

Per Alexandra Gredler
Molti interessi e suggestioni richiama questa giovanissima, austriaca di Salisburgo, già grafica attiva ed eccellente a Milano, perché lei con sicurezza rivà anzitutto ai viennesi, e intanto inventa un suo alfabeto, struttura 'iconemi' suoi propri. Come si sa, i viennesi hanno varie valenze, talora giocose e ironiche, talora drammatiche; ciò che importa qui è il fatto che lei, evidentemente, li riprende con una sua consapevolezza; nell'attuale crisi delle avanguardie artistiche, sia storiche sia nuove, è singolare il suo puntare su un periodo, su un'ascendenza, come è questa. Perché i viennesi (Klimt, Schiele, e altrettanto geniale il drammatico e grottesco Kokoschka) non sono nella storia fondamentale del Novecento collocati accanto ai nostri anticipatori, e cioè i grandi "fauves" o selvaggi da cui discende o prende scatto l'espressionismo avanti gli anni Dieci. Invece noi li valutiamo come audaci innovatori che ci portano verso l'asimmetria, il disequilibrio nella composizione, quale è proprio, quindi, di tutti gli stili novecenteschi. C'interessano per la loro accentuazione della superficie pittorica tramite la linearità del disegno e forse anche, dati i tempi, per la dimensione estetica che da sola riscatta la vita.
Dunque Gredler non evolve nell'informale né utilizza la tecnologia come ora si fa in modo sbrigativo e lei pure sa benissimo fare. E pone invece un nesso stringente e tutto moderno verso un'astrazione non geometrica. Dagli astrattismi noi stessi ci siamo allontanati perché tutto si geometrizzava, e occorre oggi invece un'immaginazione pervasiva e diffusa, magari effervescente. Così Gredler pone l'accento su un artista viennese, Hundertwasser, il cui timbro linguistico sta fra paesaggi incantati ed utopia, mentre anche immagina modi diversi di abitare nel sogno della natura. E ricerca, sperimentando, di ridare consistenza e cosalità ai paesaggi della mente. Così sulle tecniche forme dell'operazione che Gredler svolge in queste sue prime prove mature di pittrice scrive Jacqueline Ceresoli indagatrice dei giovani artisti: <<sfoga la sua creatività mescolando la pittura, l'acquerello, il pastello, e a volte inserisce nei lavori collages fotografici con l'entusiasmo di scoprire innovazioni segniche perenni, racchiuse in tratti germinanti e vivaci, fortemente espressivi e decorativi >> (in "Arca", dicembre 2000).
A me pare che un ruolo determinante nella pittura astratta e ludica di Gredler è dato appunto dal "gioco": senza intendere con ciò (e senza però escludere) l'incidenza fortissima che il concetto di gioco ha nella speculazione profonda di Freud (viennese, a dirsi per inciso.). Dopo "Il motto di spirito" del I905, è la famosa lettera a Zweig sull'incontro con Dalì nel '37 a recingere il concetto -sulla fantasia del poeta come del fanciullo, fuori dal lavoro sempre obbligato- in quanto rapporto misurato fra impulsi inconsci e razionalità. Ad osservare i minuscoli oggetti o elementi costruiti come assoluti, e le spazialità straniate, e il loro fluttuare e disporsi in strutture territoriali, ci si convince poi, secondo me, di un'invenzione avvicinabile al "disegno infantile" che nel Novecento si carica di più valenze e costellazioni referenziali e a volte di una interessantissima paradossalità. Certi tocchi, e certi fattori della stesura di Alexandra Gredler, vanno in tal senso a ritrovare per noi, con peso e con impegno, la stranezza dei pensieri primi con la loro ipersensibilità.
Ma dobbiamo riferirci anche alla concentrazione di Klee giovane perché l'astrattismo è componente forte della formazione e del gusto di Gredler, con una sua propria visionarietà fitta ed occhieggiante. I colori sono assunti con assolutezza: gli arancioni, i blu, i verdi sono esplorati al massimo della luminosità, nella loro forza espressiva: non ci sono ombre, caso mai vuoti, zone non dipinte, lasciate bianche, che assumono valori diversi, di mancamento o di irruzione del vuoto, o di apertura in cui si accampano le strane creature che popolano i suoi campi visivi, perché di vere e proprie creature si tratta, non si sa di quali mondi e territori, che brulicano, fluttuano e anche si relazionano tra di loro. E così talvolta essi si librano semplicemente nello spazio come astri o navicelle e in altre si dispongono, per aggregazione, in ritmiche sequenze, come territori e paesaggi brulicanti di presenze e di cose. Sono segni-oggetti amebici anche se ben delineati, in bilico tra il naturale e l'artificiale, tra il biologico e il tecnologico (ma c'è ancora questa differenza?). Certo è che ciascuna creatura vale per sé, ha una sua identità e una sua anima e qualche volta ha occhi e rami. Talvolta prevale un moto vorticoso, con valore prorompente e talaltra si accampa sospeso; altre volte si presenta una parete solenne con effigi o cortei, e però è così ben frantumata che avvicinandosi ci si accorge di una ritualità benevola e contenente varie impronte; e ancora accade che una serie favolosa di tabulati e quadranti viene picchiettata dal caratteristico "tondo" o "circolo" di Gredler fin quasi a specchiare i fantasmi dell'immaginario.
Eleonora Fiorani

Per Valerio Anceschi
Il modo sorprendente del fare scultura di Valerio Anceschi consiste nella "manipolazione" - come egli stesso dice-: non gli viene già deciso (o quasi) il progetto, il modello di avvio; è invece mentre interviene e svolge, allungando o spostando o piegando aste e nodi, che l'opera si configura. Vedremo meglio cosa vuol dire: è proprio della forza inventiva, e nei miei trent'anni di Estetica a Brera ho trovato ben di rado una tale capacità.
Valerio ha cominciato col dipingere, alcuni anni fa, affascinato da Pollock; nell'atelier vedo pareti metalliche o pagine spruzzate, quelle che sono state all'origine dell'"informale". Più maturamente si è interessato proprio del tondino di ferro, fino alla passione completa per il ferro; dapprima includendo i fili suoi dentro avvolgimenti curati di gesso col piacere di riprendere Arp; e poi, restando come affascinato dalla macchinetta di saldatore, con le operazioni specifiche della connessione di pezzi, ciò l'ha portato a questa sua intrapresa coinvolgente: che, direi, protrae inattesamente -contro tutte le ricerche diverse e amare dominanti negli anni Novanta- l' espressionismo astratto novecentesco in alcuni motivi nuovi e suoi propri in senso linguistico-stilistico.
Ho conosciuto il giovane Anceschi come allievo in una scuola di perfezionamento nella scultura, in Montefeltro, in estate; l'ha fondata dieci anni fa e ora la presiede Arnaldo Pomodoro (col quale ho un "sodalizio" fra artista e scrittore, fin dal '60). I giovani scelti sono ospiti -della Cee e della Regione Marche- lavorando con istruttori e avendo materiali disponibili per tre mesi; io insegno
(qualche volta) estetica, come a Brera; e l'opera compiuta è proprietà del Comune (Pietrarubbia) ed entra in una mostra collettiva, poi resta esposta in un borgo sei-settecentesco. Non c'è niente di simile neppure in Usa. Ho visto che il lavoro dell'Anceschi (proveniente da Brera) si è mosso con ricerca allora complicata
(mentre ora è Eliseo Mattiacci il direttore artistico); Valerio è allora arrivato piuttosto a una serie movimentata di piccoli fogli.
Poi, quando ho organizzato nel C.S. Leoncavallo (dove ho diretto l'attività culturale per qualche anno) una mostra di "idee" per una ricorrenza storica, mi sono entusiasmato della scultura di lui. La ricorrenza è la morte di due ragazzi del Liceo artistico Hajech uccisi nel '68 (mentre era preside Staccioli). Ora Anceschi presenta una forma circolare alta un metro,circa, e costituita di due semicerchi che si sfiorano, come lunghi bracci, indicando così i valori di una comunità presente. (Il concorso è ancora aperto, con opere esposte a Milano).
Dicevo poco fa quale è la crisi difficile della ricerca artistica; la tecnologia tende a svuotare la coerenza formale interna. La scuola di cui ho parlato ha la sua "tradizione del nuovo" nelle sfere rotte di Pomodoro e in un 'minimalismo' -in parte concettuale- presso Mattiacci. Ma come procedere nel filone delle avanguardie, oggi, dopo che c'è stato un esercizio inventivo enorme sui nuovi materiali (plastiche e altri) e inoltre ci sono state ,appunto, le "strutture primarie" e l'"informale", ed è invece emersa infine la 'simulazione' come motivo teorico principale?
Cerchiamo ora di definire(descrivere) i suoi lavori. Ricapitolando altrimenti la via degli Spagnulo, Pardi, Carrino, suoi maggiori, mi pare che l'invenzione trasporti Valerio Anceschi piuttosto ai grovigli, come caratteristici dell'oggi. Giunge a costruire una lunga asta (4 o 5 metri) in un moto di slancio ondeggiante verso i cieli per dispersione o fuga, quasi albero o quasi antenna o quasi squilibrio puro. E anche, oppure: la ricchezza estrema di concentrazione annodata ci dà una sorta di figura astratta umana, poggiante su piedi o supporti più lunghi, contratta in sé pur arcuandosi, in uno sforzo di tenere il confronto col mondo.
Dunque la tenacia -apparentemente dolce, fortissima più sotto- di Valerio consiste
anche nel sostenere, nonostante l'attuale "cultura del consumo", il confronto col mondo, contro il post-moderno eclettistico e la transavanguardia spesso dubbia. Ma ciò che più sorprende e piace in lui è un suo modo creato di movimento interno continuo (come nella poesia, direi): l'opera sculturale non appare fissa, occupante spazio (come teorizzava addirittura Hegel, poi contraddetto su questo e altri punti dall'Esserci heideggeriano); appare un risultato insieme mobile e fermo di "varianti",
in quanto un allungamento diritto di asta è stato poi indotto-deciso a piegarsi, rispondendo all'insieme, alla ritmicità, all'assolutezza. Com'è bello questo contraddire il design e la cosiddetta "cultura del progetto", pur avendola conosciuta, questo contraddire ciò che è come bloccato per potersi ripetere, e sta prevalendo da anni e restituendo purtroppo la simmetria!
Un nucleo di "mare", espansivo, folgorante, sta qui in parete, e c'è anche un contortissimo "nodo" ultrasaldato, originale.
Francesco Leonetti

SEBASTIANO BONELLO: Il disordine della perfezione
di Roberta Ridolfi
In arte, come nella vita, le stagioni si susseguono, le direzioni mutano senza tuttavia rinnegare l'idea da cui sono scaturite, i segni divengono segnali, alimentando nuove strategie di comunicazione. I lavori di Sebastiano Bonello hanno seguito questi strani e misteriosi percorsi, giungendo a generare una nuova poetica, imperniata sulla positività di certa energia vitale. Un tempo infatti, i lavori di questo artista, si soffermavano piuttosto sulla "fisicità" della creazione che sull' andamento emozionale dell'opera, su quelle parti visibili cioè che potessero in qualche modo sedare l'irrequietezza dell'arte, tesa alla perenne rincorsa verso l'inaccettabile, verso la cupa visione delle vicende del mondo, ed infine, a volte, soggiogata dalla tristezza dei fatti della vita.dalle solitudini e dalle insicurezze. Ora quel mondo incerto ha lasciato il posto all'altro possibile versante della vita: quello della contemplazione, della bellezza, dell'equilibrio che trova anche nell'estetica la propria ragione d'esistere. La ricerca di un artista non è indipendente dai risvolti autobiografici della propria storia, nell'arte si riflettono desideri, aspirazioni, speranze ed energie, così è stato per Bonello che presenta una ricerca nuova, attenta alle sfumature dell'emotività, accecata di un cromatismo puro, essenziale, quasi incorruttibile. Ora le opere di Bonello sono divenute tele sublimi, nuclei circolari di colore "positivo" che ci appaiono estrapolati dall'iride magnetica di un occhio incantato e sognante. Sovviene il desiderio di pienezza, attraverso queste opere, pienezza intesa come libertà, come consapevole abolizione del corpo, come enfasi massima e assoluta del potere dell'anima. E merita una riflessione anche la scelta del cerchio: non è infatti casuale perché nella forma circolare risiede l'idea di senso compiuto, di perfetta armonia, di naturale compensazione. Tant'è che l'artista si è addirittura impegnato nella costruzione di uno strumento che potesse permettere la ripetizione del cerchio e una migliore risoluzione tecnica dei "confini" cromatici della circolarità. Il dato principale della nascita di questo nuovo ciclo di lavori è l'attribuzione di nuovi significati simbolici che investono l'essenza stessa del colore. Ciò significa che i colori, presentati in questa mostra, assumono significati variabili che rispettano la predisposizione emotiva di chi guarda, inventando nuove risorse da vivere sul piano delle sensazioni. I celesti tersi, i gialli d'energia ed altre risorse della magia della luce costituiscono i presupposti essenziali per trasmettere segnali, cifre, emozioni. Insomma i colori, nelle opere di Bonello sono utilizzati come sensori della percezione, come elementi fondamentali funzionali, anzi necessari alla comunicazione. E' facile capire che queste non sono opere di chiusura emotiva, non sono motti di autocompiacimento estetico, ma grandi, immensi segnali di apertura all'alterità. Tutto si conclude nel centro di quelle forme per irradiare di senso l'intera opera, aggiungendo alla composizione l'illusione di espandersi ben oltre i confini della tela.Nell'estremo tentativo di rincorre la perfezione, l'artista raggiunge stadi emozionali paralleli, aggiungendo alle potenzialità della propria poesia l'euforia di nuove scoperte che.si sa, si risolvono in frammenti di pura energia. Ecco, è così che si compie a volte l'inesplicabile destino di un 'opera d'arte.


ARCHEOLAND

è il sito ufficiale di una Unità di Ricerca che fa parte del Progetto Finalizzato CNR "Beni Culturali".

http://www.archeoland.net


La ricerca è diretta da Enzo Nocifora ed ha come tema "La domanda sociale di beni culturali".


Questo sito ha, in primo luogo, l'obiettivo di divulgare le informazioni e i dati che vengono in possesso dell'Unità di Ricerca nonchè di mettere in contatto quanti si occupano, dal punto di vista sociologico, di patrimonio culturale, monumentale ed artistico, quello che noi chiamiamo il "Patrimonio degli italiani". Per questa ragione si presenta come un network fra tutti coloro che si occupano di questi temi professionalmente, o come volontari in associazioni di qualunque tipo. Sia per gli studiosi che per i professionisti le possibilità di azione si allargano sensibilmente se gli italiani sono sempre più consapevoli di essere "proprietari", a titolo collettivo, di un grande e meraviglioso patrimonio, che è fatto di aree archeologiche, di musei, di culture locali, di dialetti e di lingue, di tradizioni e di feste, di monumenti e di prodotti artistici, insomma di tutte quei beni che la cultura italiana ha prodotto nella sua lunga e ricca storia.


Il sito si offre, inoltre, come portale per:


a) gli studiosi che vogliono fare conoscere la loro attività e mettere a confronto con altri i risultati raggiunti con le loro ricerche;


b) i comuni che intendono far conoscere i propri beni culturali attraverso la rete;


c) le aree archeologiche che intendono accrescere la loro comunicazione con il pubblico;


d) le associazioni culturali e i gruppi di azione locale .



Il network ARCHEOLAND vuole rappresentare un terminale interattivo per mettere in comunicazione tutte queste realtà.
Gli studiosi e i professionisti, le aree e i parchi archeologici, sia pubblici che privati, i comuni, i gruppi di ricerca e le associazioni possono pubblicizzarsi attraverso la rete semplicemente mandando i propri materiali al Webmaster che provvederà, dopo alcune operazioni di verifica, a pubblicare le informazioni così come ci vengono fornite.
Per ognuna di queste aree di interesse verrà costituita una sezione specializzata la quale si amplierà progressivamente di mano in mano che ci perverranno i contributi dei visitatori. Abbiamo la fiducia e la certezza che il "Patrimonio degli italiani" è così grande e variegato da arricchire velocemente il campo comunicativo che stiamo cercando di costruire.

e adesso visitate
http://www.archeoland.net


domeus.it NOTA:
sei stato invitato ad iscriverti alla newsletter archeoland.
!!! Se intendi accettare l'invito, rispondi a questa e-mail utilizzando la funzione 'Reply', 'Rispondi'. !!!
Se non intendi ricevere la newsletter, ignora semplicemente questa e-mail. Non ne riceverai altre e il tuo indirizzo verrà cancellato automaticamente entro una settimana.
I messaggi precedenti ed ulteriori informazioni si trovano in
http://www.domeus.it/circles/archeoland.

Cari amici,

vi segnaliamo Noema

(http://www.noemalab.com), uno spazio dedicato
alle nuove tecnologie e al loro impatto nei vari ambiti del sociale,
della cultura e dell'arte.

Noema, online dal Marzo 2000, ha varie sezioni:

- Ideas, saggi e articoli sull'evoluzione tecnologica e culturale,
sulla comunicazione e sulle nuove forme espressive;
- Arts, informazioni e notizie nazionali e internazionali su varie
forme espressive;
- News, notizie nazionali e internazionali sulle tecnologie e sul
loro impatto culturale e sociale;
- Specials, argomenti, come il cinema e la TV digitali o le aste
online, trattati per esteso;
- Works & Projects, progetti, lavori, calls nazionali ed
internazionali alla ricerca di collaborazioni o riscontri, e lavori
che vengono proposti;
- iGallery, una galleria d'arte online che ospita lavori di artisti
operanti con le tecnologie;
- Stuff, documenti di carattere storico, culturale, tecnico, o più
semplicemente delle curiosità, in formato PDF da scaricare
gratuitamente;
- Links, link a siti interessanti per gli argomenti trattati.

Vi sono inoltre un Glossario dei termini di informatica, audio,
video, televisione e cinema ed è possibile abbonarsi a una Newsletter
settimanale per essere aggiornati sulle novità.

In cantiere ci sono molti nuovi argomenti, varie idee, progetti da
sviluppare. Noema è un laboratorio, un un work in progress per
contenuti, argomenti, tecnologie, interfacce... proprio come Internet!

Sperando che Noema sia di vostro interesse vi ringraziamo :o))

Saluti

NOEMA Staff
--

Noema Staff
staff@noemalab.com

 

PROPOSTE DI VOLONTARIATO
per i GIOVANI- per i GIOVANI- per i GIOVANI
ma anche per i giovani "dentro"..


Incontri di strada coi SENZACASA
nelle stazioni ferroviarie torinesi:

· il gruppo si ritrova nelle varie stazioni, ci si incontra all'aperto: si
parla, si canta e prega con chi vive lì, si dà qualcosa di caldo, una
coperta, un vestito .... si cerca poi di approfondire l'amicizia con tutte
le persone sole (barboni, extracomunitari, prostitute, alcolisti e tossici)
che ruotano intorno alla stazione PortaNuova, a Porta Susa e Lingotto.


Operatori di strada per incontrare e aiutare
RAGAZZE costrette alla PROSTITUZIONE:

·per incontrare le tante ragazze costrette a prostituirsi: si avvicinano
queste nostre "amiche" e l'amicizia spesso porta alla richiesta di essere
aiutate a uscire dal "giro" (in collaborazione col Coordinamento Nazionale
contro la Prostituzione).
I vari gruppi sono divisi per zone (Pellerina- S.Salvario-C.Massimo,
Pinerolo-Candiolo-Vinovo, Mirafiori Nord-Sud, molte zone sono ancora da
coprire....aiutateci).

Animazione nelle comunità
di RAGAZZE MADRI e BAMBINI :

abbiamo dei piccoli gruppi di giovani che si propongono come figure
amichevoli per semplici serate e cene o altri momenti della settimana in
varie comunità in v.carrera e in v.Salbertrand, chieri-collina,
v.sacchi(P.N.), zona Falchera.

Lavorare per i poveri :

come turnista per andare a prendere derrate alimentari e altro materiale che
ci viene dato periodicamente da alcuni benefattori per i poveri e le
missioni che aiutiamo.


Incontri di preghiera con gruppi di stranieri
con canti e preghiere in
INGLESE, FRANCESE, SPAGNOLO, RUMENO:

abbiamo tante richieste di coordinare ed iniziare dei gruppi di preghiera e
condivisione di vari gruppi etnici, sudamericani, rumeni, nigeriane,
costad'avorio. Chi sa suonare e cantare o vuol imparare le danze e il modo
di pregare di altri popoli è ben accetto.....

"Accompagnamento" di ragazze in difficoltà :

abbiamo tante ragazze stupende che escono dalla prostituzione e hanno
bisogno di "accompagnamento" per reinserirsi (aiuto per commissioni, lo
studio dell'Italiano o uso del PC, pulizie o spese per la casa). IDEM per
anziani senzacasa in fase di reinserimento .

SPAZIO alla CREATIVITA' dei GIOVANI :

· chi ha IDEE o SOGNI di servizi o iniziative da proporre o realizzare è ben
accetto, chissà che non nasca qualcosaltro!!

contattaci !!
associazione di volontariato
gli AMICI DI LAZZARO
tel. 349 4665365
amicidilazzaro@yahoo.it

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- è un gruppo giovanile di ispirazione cattolica,
ma aperto a TUTTI !!!

per sostenerci : "Amici di Lazzaro"-  v.Toselli 1   10129 Torino
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Da oggi, 8 giugno 2001, è attivo il dominio   www.andreamalabaila.it   Vi aspetto numerosi!                                  Andrea
Gas-o-line
Anno I - n. 5 - Giugno 2001
Rivista dell'associazione BOMBACARTA
http://www.bombacarta.net
Il forward totale o parziale è libero purché comunque risulti la fonte e l'indirizzo del sito.
Direttore: Angelo Leva
Consulente generale: Antonio Spadaro
Hanno collaborato:Alessandro Carbone, Luigi Cristiano, Domenico Di Tullio, Luna Danzante, Di Fool, Silvia Geraci, Rosa Elisa Giangoia, Gabriele Guzzetti, Lorenzo Guzzetti, Valentina Mose, Tonino Pintacuda, Patty Piperita, Giulia Siffredi, Silva, Costantino Simonelli, Antonio Spadaro
Versione html: Gabriele e Lorenzo Guzzetti
Iscrizione alla Mailing-List: inviare un messaggio vuoto formato testo a
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Numeri arretrati all’indirizzo http://www.bombacarta.net/gasoline/index.html

Il presente numero è inviato a 490 persone
Se stampato, questo numero di Gas-o-line dovrebbe generare 33 pagine di testo

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Gas-o-line è realizzata con mezzi poveri e col sudore dei bit. Viene spedita regolarmente a tutti gli iscritti alle mailing list di Bombacarta e a un gruppo di persone che conoscono personalmente gli animatori dell'iniziativa. I dati dei riceventi che conserviamo sono limitati al solo indirizzo di posta elettronica e riservati ai sensi della legge 675/96.
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SOMMARIO


EDITORIALE
Antonio Spadaro

ARTICOLI
Sotto il cielo del Perù con Mario Vargas Llosa
incontro onirico con il grande scrittore
di Tonino Pintacuda

PROSE
Il clown che smise di ridere di Lorenzo Guzzetti

POESIE
La poesia di Silvia Geraci
a cura di Costantino Simonelli, Giulia Scalcino, Valeria Pietrantonio

ANTOLOGIA - sez. PROSA
a cura di Costantino Simonelli
Nessuna cosa buona di Luigi Cristiano

AUTOPRESENTAZIONI ESPLOSIVE
Tonino Pintacuda si presenta a Bombacarta

ELEMENTI DI CRITICA LETTERARIAa cura di Rosa Elisa Giangoia
Requiescat di Domenico Di Tullio

MAILS A TEMA
a cura di Rosa Elisa Giangoia
La ricostruzione storica in:
Dialogo tra un Dio e due uomini di Lorenzo Guzzetti

BC-BOOKS
di Rosa Elisa Giangoia
L'uomo che divenne Dio, G. Messadié

BOMBACUCINA
a cura di Rosa Elisa Giangoia
A tavola con Gesù


MANIFESTI LETTERARI
a cura di Rosa Elisa Giangoia
Il Manifesto Emotivo del Movimento Saturnista


ART&SPORT
a cura di Gabriele Guzzetti
La curva di Alessandro Carbone


PERCORSO DI VIAGGIO
a cura di Antonio Spadaro
Ulisse e le sirene “spiegate”



EDITORIALE

"Il problema si deve risolvere e, una volta risolto, scompare. Il mistero invece deve essere sperimentato, venerato; deve entrare a far parte della nostra vita. Un mistero che possa essere chiarito, risolto con una spiegazione non è mai stato tale. Il mistero esige una spiegazione: ma questa avrà il compito di indicare ove risiede il vero enigma" (Romano Guardini). La poesia, la creazione, l’ arte vera non può che essere mistero.
Ma attenzione: mistero non dice incomprensibilità, ma inesauribilità. Questo è il punto. Così come il viaggio. Il viaggio vero ha stazioni di passaggio, di sosta e di approdo, ma non di arresto definitivo. Il viaggio, se è vero, è assoluto. Così l’ arte. Se l’ arte è vera, è un viaggio inesauribile di
esplorazione, conoscenza, sforzo, curiosità, dubbio, fiducia,... Se l’ arte ha descritto e rappresentato il viaggio in parole, immagini e suoni, il viaggio, d’ altra parte, è metafora dell’ arte, intesa come percorso
inesauribile. L’ arte non è mai problema né è mai in sé problematica: se lo fosse sarebbe vana. Larte è “mistero” che “ditta dentro” (detta al “cuore” e ad esso si impone).


Antonio Spadaro

 

ARTICOLI


SOTTO IL CIELO DEL PERU' CON MARIO VARGAS LLOSA
INCONTRO ONIRICO COL GRANDE SCRITTORE

Costantino mi scrive <<Perché cavolo non entri nella redazione di Gas-o-line?>>, come posso rispondere a uno che mi elegge suo figlioccio spirituale? Rosa Elisa poi mi chiede un articolo su Mario Vargas Llosa. 2000 battute, comprese gli spazi. Mica facile, ci posso provare.
Spulcio nella bacheca mentale, Mario Vargas Llosa. La prima immagine che arriva è la copertina del suo ultimo romanzo, "La festa del caprone". Guardo e riguardo il caprone che tiene una conferenza a dolci streghe. M'appisolo col libro tra le mani e penso allo scrittore peruviano, all'amico di Gabriel Garcia Marquez, al candidato alle elezioni in Perù del 1990, ai suoi articoli su "Repubblica", ai sogni d'amore di Don Rigoberto, alle sue lezioni di scrittura alla Scuola Golden di Torino .
Sono sotto il cielo del Perù con in testa Peruvian Skies dei Dream Theater, ho in mano ancora il romanzo e inizio a leggere, leggo e per due ore. Mario mi tiene prigioniero con continui cambi di prospettiva, col suo periodare ipnotico. Urania, Trujillo, il Palazzo di Santo Domingo. Non ha perso la grinta che sgocciolava fuori dal suo primo romanzo "I cani e la città ", nemmeno un po' di
ruggine. Lo guardo e rivedo in lui il vecchio barbone di "Farheneit 451", quello che fa conoscere al vigile del fuoco pentito il gregge di "vagabondi fuori e biblioteche dentro". Mario ha previsto che nel prossimo millennio i letterati saranno costretti a vivere nascosti, nel buio. M'immagino una setta clandestina di cui lui potrebbe essere benissimo il capo.
Scivolo via, sono sopra il divano bianco della mia stanza. Non riesco ad uscire, sguazzo felice tra le 500 pagine, prigioniero tra la prima e la quarta di copertina. Le sue parole mi verniciano gli occhi di speranza e non cerco nessun'acquaragia per tirarla via. Felice m'addormento, lo saluto e lui s'allontana fischiettando.

Tonino Pintacuda

 

PROSE


IL CLOWN CHE SMISE DI RIDERE

Era un circo, come ce ne sono tanti. C'era il domatore di leoni e il trapezista, i giocolieri e il mago, le ballerine e due clown. Sì, due clown. Erano due clown ai quali piaceva il loro ruolo, perché facevano ridere i bambini e gli adulti, le donne e gli uomini, i nonni e le nonne. Si divertivano insieme perché non solo lavoravano insieme ma passavano grande tempo della giornata a parlare,discutere,sognare. Ecco, sognavano. Sognavano una vita comunque diversa da quel vagabondare senza meta,senza un punto d'approdo, senza una donna alla quale dire "Ti amo" non pensando il giorno dopo a smontare il tendone per partire verso altre donne. Sognavano di vivere vicini, di avere una casa bella e spaziosa, sognavano di fare le vacanze insieme, sognavano di comprare due moto per andare sul lago la domenica mattina. Il pensiero a un'altra vita c'era, ma non avevano mai il coraggio di abbandonare tutto.
Si erano conosciuti per caso,e il caso li aveva tenuti uniti, fianco a fianco, per vari anni. Elemento comune, collante dell'amicizia era quella voglia di divertirsi sempre. Ridevano, anzi, sorridevano alla vita, sorridevano a quella voglia di vivere come dei bambini, perché per far divertire e per divertirsi occorreva sentirsi come bambini. Far piangere era molto più facile che far ridere e questo lo sapevano benissimo. Qualcuno del circo si lamentava di loro due. Troppi scherzi, troppi sfottò partivano sempre e comunque da questi due attori, che ridevano non solo in scena, ma anche nella vita. Più volte il domatore di leoni, la prima ballerina si erano lamentati addirittura dal padrone del circo, parlando di "insulti pesanti" e di "cacciar via quei due". Eppure, il padrone del circo, un uomo non vecchio, era un saggio. Sapeva che disponeva di due fuoriclasse, di due persone che prima che lavoratori erano amici, e questo nel mondo dello spettacolo e dei riflettori è fondamentale. Così, tra una pezza e un rattoppo, una buona parola e una finta strigliata che finiva in un caffè al bar, i due clown erano sempre salvati dal loro capo. Ma le voci continuavano, i dissapori crescevano di giorno in giorno. I due clown erano come fratelli, ma avevano due caratteri totalmente differenti. Uno era spesso e volentieri arrogante e un bel po' supponente nel rispondere agli altri, con quel suo tono da chi dice sempre quelle mezze verità che fanno male e colpiscono a freddo. L'altro invece, incassava i colpi, non riusciva a rispondere e intanto accumulava delusioni su delusioni. Qualche volta ne parlava con il suo amico e l'altro lo incitava a rispondere a tono, a togliersi i famosi "sassolini dalle scarpe". Non riusciva. E questo cominciò a renderlo strano.
Nervoso, introverso, non riusciva più a ridere.
Tante erano state le notti passate al tavolino con l'amico per preparare nuovi sketch e finiti con un bicchiere rotto, con un pacchetto di Marlboro vuoto, con le lacrime agli occhi.
Era stanco, non si sentiva più amato, non si sentiva più bene. Il circo lo aveva stufato, voleva cambiare vita. L'altro clown non capiva. Non lo aiutava. Cercava di riderci sopra e non capiva che per la prima volta la risata doveva essere trattenuta.
Non voleva più restare, non era più il protagonista ma una semplice comparsa.
E per un artista essere la comparsa è dura, è difficile da accettare.
Così, una notte decise che il giorno dopo sarebbe stato il suo ultimo spettacolo. Erano in un paesino sperduto in montagna, anche lì erano arrivati. La sera dopo fece lo spettacolo più bello, più divertente, più esilarante. Gli applausi erano solo per lui e quella sera il suo amico si sentì un po' dimenticato in mezzo a quella folla che aveva tributato una standing ovation solo a uno dei due clown.
Alla fine dello spettacolo, a notte ormai inoltrata, mentre tutti cenavano, si accorsero che il ritardo di quel pazzo clown era diventato un po' strano. Di solito era il primo a sedersi a tavola, tranne quando si concedeva qualche minuto in più per un bagno caldo invece che una doccia veloce. Erano tutti seduti quando si presentò vestito "civile" con in mano il suo naso rosso, il martello di gomma e la giacca mille tasche. Tremava, ma trattenendo le lacrime disse:"Io ho finito il mio show,me ne vado, addio a tutti". Gettò i suoi "arnesi" sul tavolo, fece un breve cenno con la mano e girando le spalle se ne andò. L'amico guardò fisso negli occhi il padrone del circo che abbassò gli occhi ma non si mosse. Egli allora lo rincorse, chiese spiegazioni, ma ricevette solo un semplice e commosso:"Sono stanco, addio".

Non si rividero mai più.
Da quel giorno il clown che rimase nel circo smise di ridere.

Lorenzo Guzzetti

 

POESIE


Questo mese le poesie di Silvia Geraci.
Le ho scelte perché mi piace molto quella rievocazione di atmosfera e di luogo (stanza, teatro) quasi rassicurante e pacata trafitta come una stilettata dalla lama dei suoi pensieri.
Silvia è una palermitana di 19 anni da sempre vivente a Messina dove frequenta il corso di Laurea in Filosofia.
Dice di sé:
"Ho dormito tra mamma&papà,TV,libri,chiesa e scuola fino al liceo,cambiando 3 volte casa,molto viziata,molto solitaria,con la mania di scrivere."
La poesia è il suo ultimo amore ed è recentissimo. In passato scriveva soprattutto monologhi e racconti.
Sentite che cosa dice sullo scrivere:

"Fare poesie...ho polemizzato a lungo con Roberto (bombacartiano e collega) sul fatto che non c'è un limite preciso tra i vari modi di arte come espressione di sé, poesia,pensavo, non è una categoria,un'etichetta precisa che consente di includere o scartare in modo netto.Quello che conta è la capacità di ricreare in sé e evocare negli altri un'emozione,una sensazione,una suggestione. Essenzialmente,per me è importante sapere di potere comunicare. Però,e devo dire grazie anche al contatto con Bombacarta,ora penso che vi sia almeno nel mio modo di scrivere qualcosa di identificabile che distingue poesia e prosa.Sicuramente la concentrazione delle immagini,la capacità di "lampeggiare",sia nel senso di luce improvvisa su una tempesta,che in quello di un'intermittenza franta,ma con una continuità interna.Poi la ricerca del contrasto tra le atmosfere e le immagini,far stridere gli stati d'animo,con una sguardo il più possibile "allucinato",onirico.Contribuisce a crearlo la ricerca della musicalità,ma ad echi appena accennati, senza una rima palese."

Che ne dite? Mi pare che abbia già le idee piuttosto chiare.
Ma vediamo come le mette in pratica.



FUGA

Non so stare
sulla soglia

in bilico
mi aggrappo alla maniglia

non reggo
il risucchio della stanza
linee prospettiche
fin troppo care

e già saperle contigue
d'intimità esausta.

E sbatte
anche questa porta
su sfocate
sbavate
ombre cinesi spaventate.

************


2 MAGGIO 2001

Folate calde
come ritocchi
rivolti di vento
a respiri
a silenzi.Occhi
su scogli lambiti
lasciati,ripresi.

E in una stanza
di pareti spoglie,
danze solitarie
mimate
accennate.

Una luce araba
tra persiane socchiuse.

**************************

QUATTRO APRILE

Torno sempre
sui palchi deserti

annuso le scenografie
guancia sul velluto
del sipario

ascolto
come se voci evocate
sapessero
non perdersi

e farmi compagnia

e sciogliere i grumi
in collane.



Immagini molto cariche di pathos espresse in modo scarno ed efficace.
Sollecitata a commentarle dice:

"Fuga"..:
La porta sbatte...non ho il coraggio nei rapporti umani di stare nel punto di equilibrio,scappo per non sostenere il peso del desiderio di essere meno sola;le ombre cinesi si allontanano sempre più dal muro,si ingrandiscono,i contorni si perdono:vorrei sembrare più grande e forte,affettivamente autonoma ma ottengo un'immagine incerta. Che poi,se avessi avuto quel che desideravo,me ne sarei stancata...esaudito ed esausto,binomio frustrante

Su "2 maggio 2001":

No,su questa non voglio dire niente...è un'insieme di suggestioni avute durante una bellissima e particolare vacanza a Palermo,tra il Foro Italico, i vicoli fuori dal tempo di Via Maqueda e la paura di parlarsi e di guardarsi.

Su "4 aprile" :
Costellarsi di piccoli spettacoli la vita, e quando finiscono,non saperli farli finire dentro di sé. E amarli di più proprio per il fatto che sono perduti,e cercare nelle sensazioni tattili,visive,olfattive un'atmosfera che restaincomprensibile nella sua lontananza ma che evocata forse saprebbe apparire chiara e consequenziale,svelata.

Però.... diciannove anni già belli pregni di personalità. Io non aggiungerei altro.
Mi sembra che basti. Grazie Silvia. E' stato un piacere.

Costantino Simonelli


ANTOLOGIA sez. PROSA


Con questo numero s'inaugura la sezione dedicata alla prosa nell'ambito della rubrica Antologia. L'intento è di scegliere brevi racconti "esemplari" di un modello di scrittura e di narrazione e di rilevarne le caratteristiche peculiari.
Immagino che successivamente arriveranno in lista proposte di scrittori affermati
e celebrati. Per questa volta però, per rompere il ghiaccio, io comincio con un oscuro scrittore di web, come ce ne sono tanti anche tra noi.
Questo brevissimo scritto- immagine è di Luigi Cristiano (Remote, per il web, dal suo sito omonimo) che lo ha postato in BC qualche tempo fa, come sua partecipazione saltuaria ma già da alcuni apprezzata.
Di lui, anche sollecitato, dice poco. Dice anche che scrive poco e solo quando
sente la necessità . Non saprebbe scrivere per commissione. E' da due anni che è presente nella Rete con due siti che sono due fasi evolutive di uno stesso progetto di creatività e che vale la pena di segnalarvi:
http://www.pegacity.it/libreria/remote e http://www.voices.it/.

Ma intanto leggiamoci il racconto.


NESSUNA COSA BUONA

Al suo ritorno, semplicemente, spalancò la porta.
E si prese quello che era suo da sempre.
Non c'era nulla che potesse veramente fermarla.
Non io, né gli anni che erano passati.
La prima volta si soffermò all'entrata graffiando le pareti con
uno sguardo, poi, fermò la luce con gli occhi e la scagliò
tutt'intorno, rovesciando sedie e stoviglie.
Non toccò nessuno di quelli che abitavano la casa,
non quel giorno almeno, ma confuse i libri, le foto, i ricordi,
lasciandoli all'apparenza intatti e irriconoscibili.
Ad ogni suo arrivo si muoveva più sicura, passo dopo passo,
a calpestare il grigio freddo dei corridoi, ed il legno stanco
e rigato delle camere, cambiandone il disegno e la disposizione.
E a poco a poco la casa non riuscì ad avere spazi che per lei.
L'aria, al suo spostarsi, sollevò la polvere di anni, in nuvole
sottili e vorticose, che trovarono riposo in altri luoghi;
e molti oggetti rividero la luce, e di molti altri, ne persi
il contorno.
Senza un grido cambiò i rumori, e li sommerse con un sordo
brusio fatto di aspettative e incertezze.
Poi rovistò nei cassetti, e senza saperlo lasciò cadere le cose
di tutti i giorni a coprire quelle preziose, tenute via con
cura, conservate e custodite per le occasioni di festa.
Spostò mobili, quadri, finestre, senza neppure toccarli,
ma solo cambiando il mio modo di vederli.
Di viverli.
Niente fu più al suo posto.
Se non io, dentro di lei.
Chi visse tutto questo da fuori, non vide altro che il mio
cambiare e pensò : " ... nessuna cosa buona " .
E io?
Io persi solo i miei quarant'anni.
Potendo così viverne, per due volte, venti.



Le mie scarne impressioni: d'una invasione - pervasione abilmente tracciata che fonde e confonde un ritorno al possesso di un luogo e di un "sé".
Senza, volutamente, darti la risposta al : "Ma chi è l'invasore?"


Luigi spiega:


"Non mi è semplice cercare di "giustificare" questo pezzo.
E' stato letto da molte persone e quasi tutte hanno dato interpretazioni diverse.
C'è stato chi ci ha visto dentro una vendetta, chi una malattia dell'anima, chi più semplicemente, una donna.
E come sempre in questi casi la risposta più semplice è quella più vicina alla realtà.
Da parte mia ho semplicemente immaginato cosa sarebbe potuto accadere, se fosse tornata una persona.
Dopo anni, dopo aver pensato di averla persa, dimenticata, sostituita.
E ho guardato il mondo attraverso questi occhi.
E' la cronaca di una invasione, come anche tu hai detto.
Un' invasione subita e voluta."


E' probabile che Luigi sappia perfettamente chi sia quella persona che ritorna e che magari gli ha diviso la vita vissuta in due metà. Oppure realmente non lo sa perché è più d'una semplice persona, ha la potenza di un simbolo. Potenza che hanno solo i ricordi quando ritornano.
Il fascino di questo breve racconto sta proprio nella possibilità che ha il lettore di riempirlo delle sue proprie ipotesi, come fosse una storia di ognuno.

Costantino Simonelli

 

AUTOPRESENTAZIONI ESPLOSIVE


Ancora non mi sono presentato. Preferivo farmi conoscere attraverso le
cose che scrivo, quello è il mio biglietto da visita più bello. Forse non l'ho fatto perché prima volevo capire che fosse realmente BOMBACARTA. Ora ho capito quello che è per me, è come un caffè, uno di quei locali demodé che mi piacciono tanto e che non riesco a trovare a Palermo e provincia. Vi
ho conosciuto mail dopo mail e vi incontro ogni giorno. Ci sediamo ogni sera al nostro tavolo e ognuno ha qualcosa da dire.
Mi piace questo posto, veramente, è diventato un appuntamento fisso. Vi ho
già scritto che vivo nel covo dei latitanti e forse lo sono anch'io. Loro si rifugiano nelle sontuose ville di periferia, io nei miei libri ma poi è lo stesso. Siamo contenti di vivere qui? Non sappiamo rispondere a questa
domanda. Lasciamo scorrere la vita così come viene senza affannarci troppo,
le vecchie coppole continuano a sorseggiare i soliti caffè con in testa il motivetto portante della colonna sonora del padrino, noi giovani li guardiamo, li rinneghiamo.Li rinneghiamo aspramente,MAI COME LORO, NON CI RIDURREMO MAI COME LORO. Lo urliamo a gran voce, facendo più rumore
possibile sapendo che è solo una flebile utopia... Loro bevono caffè nei bar del corso, noi
sambuchetequilequattrobianchi
mimoseangeliazzurri al pub. Non riesco a cogliere la sottile linea di
demarcazione che ci separa, sarà magari solo una questione cronologica. IL tempo ci livellerà tutti.
Tranne i pochi fortunati che riescono a scappare via. IO vorrei essere uno di quelli, lo volevo essere...capisco che è un'illusione. Dovrei essere il primo a voler fare qualcosa per cambiare sto marciume e invece che faccio? Scrivo di mondi fantastici, irreali.
Scrivo da tanto, da quando mio padre mi ha regalato la mia prima
macchina da scrivere (un' olivetti 82, quella che scrive in corsivo), scrivo e leggo, leggo e scrivo qualsiasi cosa. Ho iniziato a leggere verso i cinque anni e non ho più smesso. Il ritmo s'è accellerato verso i tredici
anni quando mi sono svegliato obeso (Giulia Merlino se lo dovrebbe
ricordare...).
Stavo scavandomi la tomba con coltello e forchetta... Poi ho smesso, ho
perso venti chili e mi sembrava sul serio di volare. Ho letto tutto quello che ha sritto Steve King, la migliore palestra?
IT 1238 pagine, in dodici giorni. Poi i classici mi hanno rapito e non hanno
intenzione di lasciarmi. Forse farò la fine di don Chisciotte... Mi sono diplomato l'anno scorso al liceo scientifico con il massimo dei massimi e mi sentivo arrivato, c'è voluto qualche tempo e l'incontro con una ragazza speciale per farmi capire che era solo una grossa CA7..ATA.
Sono in cammino, una matricola di filosofia in cammino. La facoltà l'ho scelta con troppa fretta ma l'amore per la medicina è tornato... credo proprio che tenterò il test d'ammissione, lo tenterò a Roma. Il resto deve essere ancora vissuto...

P.S. Per Antonio, il nostro timoniere.
Ho già parlato con Carlo Musmarra, un suo "collega" e sto cercando di
portare Bombacarta a Bagheria(o a Palermo). Il luogo c'è, la splendida villa san Cataldo di Bagheria.
Appena ho un po' di tempo vado dal preside del classico e dello scientifico e faccio qualche
volantino. Aspetto tue notizie.
Se c'è riuscito Santi...

Tonino Pintacuda


 

ELEMENTI DI CRITICA LETTERARIA


Un racconto e le opinioni dei lettori: in lista compaiono racconti che passano del tutto inosservati, altri che suscitano consenso, approvazione, ammirazione. Molto raramente si esprimono critiche: valutare negativamente risulta difficile.
Il silenzio sottintende una totale disapprovazione, che nella sua durezza, non ammette nemmeno repliche. E' l'imbarazzo di concettualizzare il proprio dissenso o è un più sottile disagio psicologico nei confronti di chi si affida al giudizio del gruppo? Si parla di "critica costruttiva", qualcuno chiede giudizi per poter migliorare, ma l'elaborazione di una metodologia critica cresce poco, con fatica.
Prendiamo in considerazione un esempio, il racconto "Requiescat", un testo impegnativo, di taglio tragico, che dal particolare aspira a raggiungere un piano di universale umanità. Parecchi si sono espressi in lista: ammirazione, entusiasmo, elogi. Poche le riserve, marginali, su particolari. L'autore ha ribattuto, portato le sue argomentazioni, il discorso si è arricchito nella sfaccettatura delle posizioni.
Un esempio di scambio costruttivo all'interno di BOMBACARTA: un inizio, un metodo di lavoro da far crescere. Sforzarsi di dire con consapevolezza di valutazione, piuttosto che tacere.

Rosa Elisa Giangoia


REQUIESCAT

Lei contempla la città in fiamme, fuori dalle alte finestre.
Riccioli di capelli morbidi le scendono sulle spalle nude, vivi della luce dei fuochi ancora lontani.
Lucio la guarda, portandosi di tanto in tanto il bicchiere alle labbra, sorbendo a piccoli sorsi l'alcool aspro.

<<É strano, ma non mi pento di non averti baciata. Di non avere mai
tentato. Di non aver approfittato dell'istante in cui non ti saresti
tirata indietro.
É strano. Che ti abbia amato così. Senza avere nulla in cambio. Non
conoscendoti davvero>>.

Lucio dice frasi brevi e spezzate, nella lingua del pensiero che diventa
suono, senza subire correzioni. Niente è cambiato alle sue parole, come
un dio incapace che non riesce a soffiare vita nel suo fantoccio di
fango.

<<Eppure - continua - non mi sembrano sprecati questi giorni, pieni di
pensieri per te>>.

Valeria si volta piano, senza guardarlo, si avvicina alla scrivania
ingombra di libri, li sfiora con delicatezza, ne osserva le rilegature
pesanti, non si decide a prenderne uno.

Lucio la segue con lo sguardo, appoggiato di schiena al muro. Veste
un'uniforme da ufficiale, ma sporca e trasandata, priva della luce
d'orgoglio dei giorni di gloria, definitivamente aperta sul colletto
rigido.

<<Sono venuto a salutarti. Parto e non tornerò più. Domani non ci sarà
più niente a cui tornare>>.

E, finalmente, guarda anche lui la città. Respira forte e beve ancora il
distillato, fatto di rami d'anice ed alcool puro bolliti nei radiatori
dei camion, venduto per un pezzo di pane o una manciata di pallottole,
che dona in fretta l'incoscienza ma, a volte, rende ciechi.

<<Ho amato molte donne in questi giorni. Di un amore frenetico,
promiscuo, vicino alla follia. Di un amore ultimo e senza speranza.
Perché, anche in loro, non vedevo che te>>.

Lei è tornata alla finestra, Lucio ne spia il profilo perfetto del naso,
la pelle tesa sulla piccola fronte, il taglio degli occhi e le labbra
piene, nell'ombra della stanza. Una delle minuscole rughe d'espressione,
dove le labbra si incontrano, si è fatta più acuta.

<<Mi illudevo di essere un cavaliere che dedica la sua battaglia, con il
tuo fazzoletto annodato sull'elsa della sciabola>>.
Valeria si sfiora piano un braccio, poi si porta il dito sulle labbra.
Lui accenna un sorriso.

<<Ho scoperto di non essere che un saccheggiatore, che vive del sangue
dei suoi nemici>>.
Un brivido la scuote, un'immagine di violenza e dolore la porta lontano
da quel viso di ragazzo nell'uniforme sporca.

<<Così ho smesso di scrivere poesie. Così ho smesso di scrivere. E leggo
solo ordini di altri massacri. Ma tu continui ad esserci ed io a
bruciare>>.

Lucio guarda il grosso bicchiere, lo stringe nella mano, ne passa il
bordo sulle labbra. Il bordo è polveroso, conserva il segno di dove
beve.

<<Allora sono venuto a fare l'amore con te. A prendere con la forza a
cui sono abituato almeno un ricordo, che mi spacchi il cuore. Non
temere. L'unica violenza che posso farti è quella di queste parole
inutili>>.

Lucio abbassa gli occhi. E lei lo guarda, per la prima volta da quando
ha iniziato a parlare, ma fredda, critica, come si trovasse di fronte ad
un quadro che non riesce a coinvolgerla. Lui, i suoi capelli neri sono
rasati nella tonsura che la guerra ha imposto, il suo volto ha tratti
irregolari e forti, il corpo robusto è nascosto dalla divisa, che rende
tutti gli uomini soldati. Le mani, però, sono quelle delicate, anche se
sporche del grasso del fucile, deboli del sapore della sconfitta che si
avvicina.

Lucio non si accorge di quello sguardo. Quando alza nuovamente gli occhi
è tardi, Valeria gli offre ancora una volta le spalle.

C'era un branco di giovani lupi che si contendevano l'agnello. L'agnello
li domava con un bacio capriccioso o una carezza breve. Lucio era il più
giovane, a lui toccava saziarsi di scarti. Ora non ci sono più altri
lupi.

<<Oggi ho cercato di morire per te senza riuscirci. Mi rendo conto,
anacronistico, ma sono sempre stato un sentimentale. Oltre che un
fortunato sul campo di battaglia>>.
Lei fa un gesto nervoso e sospira forte.
<<Già, dimenticavi, sono anche un eroe. Per il solo fatto di essere
sopravvissuto. Sono un privilegiato, in questo inferno>>.

<<Ma essere ancora vivo è insopportabile. Senza l'amore che non mi darai
mai. E con tutta questa inutile gloria addosso>>.

Valeria si muove lungo la parete, osserva una cornice che non racchiude
nulla se non il muro. La raddrizza impercettibilmente. La controlla di
nuovo, è soddisfatta.
Lucio stringe forte il bicchiere vuoto.

<<Ora devo andare. Se tu vuoi, dovrei andar via>> ed il tono della sua
voce stanca è quello, deciso, di chi è abituato a comandare anche quando
prega.

É troppo presto. Valeria desidera con tutto il cuore che Lucio rimanga.
Ancora un poco, ancora una parola. Allora parla.
<<Ma l'amore che mi chiedi non me lo posso imporre. L'amore che tu tanto
disperatamente mi offri è come zucchero per un malato di diabete>>.

Lui la osserva sorpreso, è la prima volta che è sincera. Non così
strano, in fondo. Si aspettava che avrebbe cercato di trattenere
l'ultimo.

<<Il tuo eroismo non è che marcio che ingrassa i vermi. La tua strada è
costellata di cadaveri. Non voglio essere presente nel tuo pensiero
quando uccidi. Io, voglio vivere>>.

Lucio sorride e fa saltare il turacciolo della bottiglia. Si versa il
liquido lattiginoso, che intorbidisce al contatto con il fondo del
bicchiere, ne beve ancora, forzandosi un poco ad inghiottire.

<<Mi chiami amore, ma non sai amare. Non hai mai amato in vita tua.
Rinchiuso nel tuo universo di ideali puri, eremita nella torre d'avorio
dei sentimenti che si scrivono con la maiuscola. Mi hai sempre
desiderata da lontano, incapace di competere con gli altri che baciavo.
Non adatto, chiuso nei tuoi pensieri o troppo loquace per la sbronza>>.

Lui la guarda, senza rispondere. Valeria parla calma e seria, il tono
che si meritano gli indifferenti, i distanti.


Potrebbe finire il bicchiere ed andarsene. Resterà, invece, certi dolori
uno se li va a cercare.

<<Per favore, a trattenermi basta il profilo delle tue spalle. Ed
abbiamo parlato già abbastanza tutt'e due. Non dire più una parola che
non sia d'amore. Non dire, quindi>>.

E lei tace, mentre Lucio, in silenzio, la guarda e aspetta.
Quando accade, avviene in fretta. La porta cede di schianto, gli uomini
irrompono nella stanza armi in pugno. Lucio non batte ciglio e si fa
stringere i polsi e bendare senza resistenza da quei fantasmi efficienti
e silenziosi.

<<Lo immaginavo da quando mi è giunto il tuo invito. E la conferma l'ho
avuta da come mi trattenevi. Il tuo lasciapassare, la tua merce di
scambio!>>. Lucio ride mentre gli tirano la testa all'indietro, mentre
gli mettono il cappio che servirà a tirarlo come un cane, attraverso la
città che sta per cadere.
<<Almeno la mia morte avrà uno scopo. Mentre tu, che potrai dire della
tua vita?>>.

Lo spingono fuori.
<<Aspettate!>> Valeria si avvicina, gli afferra la nuca con delicatezza,
le sue labbra cercano quelle di lui, che se ne accorge quando è a un
centimetro, dal profumo. Lucio fa in tempo a girare la testa ed a
evitarle.
<<Preferisco conservare il sapore del bacio che non mi hai dato>>.

È tempo di andare, lo portano via tirando. Il grosso bicchiere, per
terra, giace su un fianco.

Domenico Di Tullio



Sab 28 Apr 2001 9:29pm


Accidenti, caro ddt, è uno zoom preciso sull'incontro e lo scontro, l'uomo e
la donna, la guerra e la pace... non lascia scampo!
Complimenti, l'ho trovato pulito...teatrale.
Intenso il sapore del bacio desiderato e mai avuto. Ti rimane sulla punta
della lingua.
Unica "critica": ai personaggi non darei un nome, li ho sentiti
rappresentanti del nostro mondo, del maschile e del femminile...due
naufraghi della tempesta universale...con un'identità così potente da non
aver bisogno di documenti di riconoscimento.
...Molto materiale da elaborare teatralmente!!!
Bello!!
Ciao Silva


Dom 29 Apr 2001 6:57pm


Straordinario. Nient'altro. Grazie...
Tonino Pintacuda

Lun 30 Apr 2001 9:55am


28-04-2001
>Intenso il sapore del bacio desiderato e mai avuto. Ti rimane sulla punta
>della lingua.

e' vero e' vero

>Unica "critica": ai personaggi non darei un nome, li ho sentiti
>rappresentanti del nostro mondo, del maschile e del femminile...due
>naufraghi della tempesta universale...con un'identità così potente da non
>aver bisogno di documenti di riconoscimento.

effettivamente il fatto del nome è importante. senza un nome resta
secondo me una sensazione di... anonimato... nel senso che sembra
"fatto apposta" e il racconto rischia di darsi arie che non si vuol
dare. però condivido la "critica".

forse si potrebbero cercare due nomi non riconducibili ad un'epoca o
ad una nazione precise.

il racconto evoca atmosfere senza tempo, me lo sono immaginato come
quelle rappresentazioni di Shakespeare che vanno tanto adesso (mi
immaginavo una scena come nel Riccardo III di Ian McKellan - e' un
complimento! vado pazzo per quelle atmosfere!)
DiFool
--

Lun 30 Apr 2001 10:04am


il sapore dei baci non dati resta sulle labbra, non "sulla punta della
lingua"
;-)
patty



Mer 2 Mag 2001 7:35am


Tardi per i complimenti? No, non è mai tardi....
Questo tuo racconto è davvero intenso; è come se definisse i contorni dei
due protagonisti con delle pennellate dense di colore, che non diluisci
nemmeno nel tratteggiare gli interni e gli esterni... uau!
Fra l'altro, d'accordissimo con Silva e DiFool: sa tantissimo di teatro.
Solo una cosa ho trovato un po' stucchevole: il fatto che Lucio dica di aver
smesso di scrivere poesie... boh, mi sa un po' di luogo comune.
A presto
Valentina



Domenico, che dirti. Questo racconto ha uno stile diverso e diversi
contenuti da quegli altri che ho letto di te.
Intanto mi sorprende perché fai assurgere a protagonista uno
struggente eroe romantico, forse anche un po' tolstojano per la verità..
Eviterei però, nel contesto, di fargli pronunciare, (o di pronunciarle
tu per lui) parole come "anacronistico" "sbronza" e di impelagarti in
una metafora come quella del diabete.
Il racconto peraltro scorre,anche se, a mio avviso, indulge troppo in
qualche figura retorica troppo scontata.
Molto più nitido ed efficace ho trovato invece "Liberazione".


Fammi sapere cosa ne pensi.


Costantino.




Mer 2 Mag 2001 10:44am




Innanzi tout, grazie dell'attenzione!

Evvvvvero, Silvia e DiFool e Valentina, il pezzo l'ho percepito teatrale
mentre lo scrivevo, forse il suo limite maggiore. DiFool ha beccato in
pieno -comesemprealacrementesaturnista!- la volontà di ambientazione
metastorica, che è esatta come ravvisata.

Ho disegnato a spatola questi personaggi, quasi delle maschere
(Costantino ricorda l'eroe tolstoiano...), non badando troppo alla
retorica. Così ho passato una decina di stesure a purificarli da frasi
roboanti! ma volevo scrivere di sentimenti densi e tragici, di quei
momenti estremi, delle sconfitte, anche dell'amore sconfitto.

La luce della città in fiamme. Tutto è iniziato da questo particolare,
unito al ricordo di una stanza con due finestre alte che danno
sull'Acquario romano, dietro la stazione, a Roma.

La luce del fuoco ha un colore, un odore, un suono.

besos,
ddt

Ps. tengo "anacronistico", perchè caratterizza il personaggio,evvero
di "sbronza" posso fare a meno. Ma Valeria avrebbe sicuramente fatto
questa metafora semplicistica ed impietosa del diabete.

I nomi, sono una parte delicata e difficile. Penso siano validi entrambi
i ragionamenti, sia il pro che il contro. Se li metto, mantengo i due
nomi romani. Ahh, tragedia shakespeariana!

Evvero, Lucio che scrive poesie... ci penserò! Ma come dare il senso del
giovane idealista che diviene macellaio in altro modo? Forse TROPPO
retorico!?

Aribesos,
ddt



Mer 2 Mag 2001 5:33pm




>Evvvvvero, Silvia e DiFool e Valentina, il pezzo l'ho percepito teatrale
>mentre lo scrivevo, forse il suo limite maggiore.

limite? au contraire! secco e tagliente come un breve atto unico puo'
esserlo, e dal teatro assume la facilita' nel rappresentare metafore,
senza nulla cedere in cambio. una contaminazione riuscita.

>DiFool ha beccato in
>pieno -comesemprealacrementesaturnista!- la volontà di ambientazione
>metastorica, che è esatta come ravvisata.
>...
>I nomi, sono una parte delicata e difficile. Penso siano validi entrambi
>i ragionamenti, sia il pro che il contro. Se li metto, mantengo i due
>nomi romani. Ahh, tragedia shakespeariana!

subito dopo aver spedito il messaggio mi sono reso conto che
effettivamente i nomi rispondevano proprio alle caratteristiche che
auspicavo. non ci ho fatto caso per la scarsa abitudine a considerare
le nostre origini latine, inebetito da troppo chiasso anglosassone (e
per una fatica personale a considerare il nome "valeria" come non
appartenente ad una persona precisa, ma questa è un'altra storia
;;-) ).

(forse li avrei scelti grecheggianti, ma è un fatto di gusto
personale e non credo che nessuno troverà una soluzione migliore
della tua).

apprezzo molto, quindi, la scelta dei nomi romani. teniamo, teniamo.
ddt



2-05-2001
>La luce del fuoco ha un colore, un odore, un suono.

e tutti vorremmo percepirli dall'alto di un colle che dà sulla
città appena vinta...

(io, perlomeno)
--
DiFool

 

MAILS A TEMA


LA RICOSTRUZIONE STORICA

Il testo DIALOGO TRA UN DIO E DUE UOMINI che Lorenzo Guzzetti ha inviato in lista, ha riportato l'attenzione sulle possibilità che il narrare dà alla ricostruzione storica nelle varie sfaccettature che si possono mettere in evidenza, giocando sul ruolo e sulla psicologia dei personaggi. E' un narrare un po' particolare, in quanto si sostanzia di un abile intreccio tra fantasia e cultura depurata dalla pesantezza delle nozioni.
La figura di Gesù e le vicende centrali della sua morte e risurrezione hanno affascinato ed impegnato molti scrittori moderni: ricordiamo solo Renan, Mauriac, Papini, Fabbri, Dobraczynski, Pasolini e Vassalli.
Nelle considerazioni che sono seguite alla lettura del DIALOGO del nostro amico Lorenzo, l'interesse si è polarizzato sul romanzo L'UOMO CHE DIVENNE DIO di Gerald Messadié, di cui Luna Danzante ci ha dato una lettura personale ed entusiasta e al cui riguardo vorrei aggiungere una più oggettiva scheda di analisi critica.

Rosa Elisa Giangoia


DIALOGO TRA UN DIO E DUE UOMINI

GIUDA: E così ancora per quest'anno darete la colpa a me. Come se tutti i problemi fossero nati da me. Venerdì pomeriggio spiegherete che quel Giuda era
un gran cane, che ha venduto un suo amico per trenta fottutissimi denari.
PRETE: Sei stato tu a ucciderlo. Per colpa tua, Dio ha sofferto, ha sacrificato
suo figlio. E tu ora vorresti venire a discolparti, duemila anni dopo?
GIUDA: Se non l'avessi fatto io l'avrebbe fatto qualcun altro dei dodici.
Eravamo stanchi, impauriti. Troppe regole, troppe parole che non riuscivamo a
capire. E poi tutti gli altri dove se ne sono andati? Fuggiti, scappati.
GESU': Ho sempre cercato di difendervi.
GIUDA: Probabilmente. Ma tu ormai eri un pericolo. La gente ti amava, ma appena
entrammo in Gerusalemme, fui l'unico a capire che eri visto come un pericolo
dai capi. Il tuo amicone Pietro lo capì dopo, e per questo fu furbo e ti tradì.
Su quella croce ci sarebbe finito dopo qualche ora.
PRETE: Ecco, tu avevi paura di morire.
GIUDA: Perché, tu forse non ce l'hai? Non avresti paura doppiamente se dovessi
morire per un crimine che non hai commesso? Gesù era un pericolo. Inoltre avevo
sempre cercato di convincerlo che dovevamo allearci con qualche potente. Non
perché i potenti chissà cosa siano, ma perché in qualsiasi momento, in
qualsiasi difficoltà, loro sanno come tirarti fuori. Invece no; ciechi, zoppi,
storpi e poi quella Maria di Magdala, prostituta da anni, lo seguiva ovunque.
Era un'ossessione.
GESU': Un giorno vi dissi che non dovevate temere, perché il vero regno non è
quello di questa terra.
PRETE: Già...il regno di Dio è la vera gloria!
GIUDA: Sì ma chi lo sapeva? Tu ora forse ci credi. E' bello ora spiegarlo nelle
Chiese dipinte, piene di soldi, cantando e sperperando incenso. Allora il
pericolo era ovunque. Gli Ebrei non volevano Gesù. Non era il loro Dio. Anch'io
da buon Ebreo del tempo fui messo in crisi da questo carpentiere che si diceva
Dio. Quando ce lo rilevò io mi aspettavo, che ne so, spade, bastoni per
cacciare quei Romani rozzi e arroganti. Insomma, noi eravamo il popolo scelto.
Un Dio che si accerchiava di poveri non era certo un Dio potente.
GESU': Ma io vi avevo detto che beati sarebbero stati gli ultimi. Quelli che tu
stesso aiutavi ogni giorno con me, quelli che oggi muoiono negli ospedali, che
restano soli perché dimenticati.
PRETE: E' vero! Queste sono le parole del Vangelo.
GIUDA: Come sei ingenuo, prete. Che guerra faresti tu con un esercito di zoppi,
mutilati, ammalati? Nella storia quando avete dovuto fare la guerra siete
andati con eserciti veri e propri. Addirittura avete fatto muovere re veri.
PRETE: Non permetterti di rivolgerti così a me.
GIUDA: Perché ancora non capisci. Io sono stato uno strumento nelle mani di
impostori. Gesù, credimi. Io volevo solo che ti facessero una lavata di capo,
non dovevi morire secondo i miei calcoli. Saremmo tornati tutti ai nostri
pesci, Levi forse avrebbe ricominciato a fare l'esattore. Anche quei soldi...li
avrei dati ai poveri. Ricordi cosa dissi alla sorella di Lazzaro?
PRETE: E' inutile. Sei un vile traditore.
GESU': No! Lui è un amico. Un mio amico. E quest'anno non ti chiedo, caro
prete, di invertire i ruoli, ma ti chiedo un favore: quando inscenerai ancora
la mia morte in mezzo a calici d'oro e casule preparate per l'occasione pensa
un po' a lui, a Giuda. E dopo essere stato un'ora con me, prova a stare
mezz'ora anche con Giuda, e ti assicuro, vedrai tutto diverso.

LORENZO GUZZETTI



Per chiunque coltiva idee come queste: Perché non fate un gesto coraggioso (sono solo 653 pagine!! il coraggio sta solo nell'iniziarlo!!) e provate a leggere: "L'uomo che divenne Dio" di Gerald Messadié.
Io sono una realista, non accetto a scatola chiusa. A volte ho i piedi fin troppo per terra, ma Gesù l'ho scoperto solo attraverso questo libro. "Dopo", leggere tutto il resto, è stata una meraviglia, perché mi si sono
aperti luoghi infiniti.
Luna Danzante




Cara Luna,
perché non ci parli un po' di più di questo libro
"L'uomo che divenne Dio", se lo ritieni così
eccezionale?
Giulia Siffredi




Non è mica tanto facile sai !!! 653 pagine in una settimana (insonne), e
alla fine ti rendi conto che Gesù, visto così, è l'ultimo tassello del tuo
puzzle, quello più luminoso, quello che rende giustizia a tutti, quello che
rende tutto possibile........ E' stato pazzesco, una folgorazione. Mai avrei
detto una cosa del genere, mai.......
I miei genitori mi hanno sempre lasciata libera, a 11 anni sapevo tutto
sugli Indios delle foreste amazzoniche, a 14 la spiritualità delle tribù
pellerossa (non i riti, bada bene, la spiritualità) mi era entrata nel
sangue per non lasciarmi più. A 16 ho esplorato tutta l'India,
l'induismo, il buddismo, a 18 mi sono data al mio grande amore, la psicologia.
Ma vedi, mancava la colla. Mancava qualcuno che mi confermasse quello
che io pensavo di aver capito. Mancava la conferma che con l'Amore si poteva
risolvere tutto. Mancava perché nei pellerossa è insito, quindi non ne
parlano. E' scontato. Mancava perché in India si parla di rinuncia, e
noi siamo europei, e io sono sanguigna !!! Mancava nella psicologia, perché
la mia non è studiata sui libri ma vissuta. E questo Amore io l'ho trovato
in questo libro, assolutamente laico, assolutamente storico, assolutamente
reale, là dove l'unico miracolo è L'Amore di Un Uomo Che Ha Capito. Non
ci sono cose sensazionali in questo libro tranne questa. Gesù qui è uno di
noi, frainteso, non capito, lasciato solo, che non si stanca di parlare di
questo Amore, questa Luce, ed ai miei occhi tutto ha preso un senso, non "devi
credere perché devi avere fede, anche se non capisci", ma "capisci le
Sue parole, i Suoi insegnamenti, non credere ai miracoli ma alle Sue
parole". Un film è stato tratto da questo libro, credo. "I giardini dell'eden",
incomprensibile a chiunque non abbia letto il libro. Ieri sera lo stavo
guardando ancora, ed a un certo punto Gesù, parlando con Dio, dice:
"dammi la forza perché capiscano "l'intelligenza" della tua legge".
L'intelligenza capisci ?? Non il dogma. L'intelligenza.
E in un altro punto del film Gesù, in un cerchio di fuoco, lotta con un
uomo, con quello che puoi definire il concetto del "diavolo", ma alla fine
non c'è un vincitore o un vinto, ma un Uomo Superiore, che con grande Amore,
abbraccia teneramente questa figura, come si fa con un bambino che,
dopo una grande paura, ti si rannicchia tra le braccia ..... Tutto questo nel
libro lo senti molto forte....... Ah, Giulia, potrei parlarne per ore !!!
Leggetelo, io auguro a tutti voi che vi dia come ha dato a me !!!! Non
è un libro eretico, come qualcuno lo ha giudicato, solo perché i miracoli
non ci sono, per me è stata una rivelazione !!!
Grazie per l'opportunità di poterne parlare !!!
Luna Danzante


BC-BOOKS

G. Messadié, L'UOMO CHE DIVENNE DIO, Neri Pozza Editore, Vicenza 1997, pp. 653, £. 32.000

"L'uomo che divenne Dio" è il primo di quattro romanzi storici su Gesù e sulla nascita del Cristianesimo del viaggiatore, saggista, storico e romanziere francese, ma egiziano d'origine, Gerald Messadié, che tenta, da credente e razionalista, una ricostruzione della vita di Gesù sulla base dei dati scientifici offerti da tutte le possibili fonti antiche, con particolare attenzione ai manoscritti del Mar Morto, di cui solo da pochi anni si può (seppur non compiutamente) disporre. L'autore si chiede dove Gesù abbia trascorso gli anni della sua giovinezza, perché il suo insegnamento abbia così forti consonanze con quello degli Esseni, quale sia la vera ragione per cui venga catturato dal Sinedrio e condannato a morte, perché, infine, due membri dell'autorevole consesso religioso, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, reclamino e ottengano il suo corpo. Sulla base di una serrata ed acuta analisi delle fonti storiche, l'autore ipotizza che Gesù abbia ben conosciuto vari filoni di elaborazione dottrinale e di esperienza spirituale, tra cui gli Esseni di Qumram, dai quali si sarebbe allontanato insieme a Giovanni per l' eccessiva rigidezza mentale, ma suppone anche che la sua fine (cattura, morte e risurrezione) sia rientrata in un piano di congiura di cui si sono fatti protagonisti alcuni membri del Sinedrio che hanno pilotato la situazione per precisi disegni politici e religiosi.
Il disegno narrativo di questo romanzo ipotizza quindi la storia di un uomo che è stato fatto Messia dalla convinzione popolare, per la sua cultura, le sue abilità ed il suo carisma; il quale, poi, dopo la crocifissione e la scomparsa, è diventato Dio per i seguaci della sua riforma religiosa, profondamente innovatrice nell'ambito della rigida tradizione ebraica.
Dal punto di vista narrativo, è un romanzo davvero avvincente, per la grande varietà dei personaggi, per la fedeltà e la ricchezza delle ricostruzioni storiche e soprattutto per la straordinaria caratterizzazione dell'uomo Gesù, vivo e vero, capace di provare emozioni e sentimenti, ma nello stesso tempo pienamente consapevole di quel suo destino per cui l'eccezionale era entrato nella storia attraverso un disegno di normalità, che lo portava al sacrificio di sé per il bene degli altri uomini.

Rosa Elisa Giangoia

 

BOMBACUCINA


A TAVOLA CON GESU'

Nella vicenda terrena di Gesù lo stare a tavola insieme ai discepoli è un momento di vita determinante, che progressivamente si arricchisce di elementi ricchi di significato fino ad assurgere al più alto pano liturgico. Riproporre questo itinerario di esperienze a livello narrativo è certo molto impegnativo. Gerald Messadié, nel romanzo "L'uomo che divenne Dio", su cui ci soffermiamo in altra sezione di Gasoline, ha scelto di descrivere i momenti in cui Gesù consuma il pranzo con i suoi discepoli secondo un disegno che, in crescendo, si carica sempre più di gesti di valore simbolico fino ad arrivare, in questo caso con aderenza alla semplicità del testo evangelico, al piano liturgico, diventato centrale nella ritualità cristiana.

...decisero di accamparsi. Gesù non aveva parlato molto durante la giornata, se non per fare qualche domanda di ordine pratico a questo o a quel discepolo. Quando Giuda Iscariota e Andrea ebbero acceso un fuoco e tutti furono seduti per terra, tirando fuori i viveri, pane, formaggio, olive, cipolle, pollame arrostito, uova sode, datteri e vino, Gesù fece scorrere il suo sguardo in cerchio, cercando gli occhi di ognuno; essi trattennero il fiato. (pp. 397-398)

Era dall'alba che camminavano verso Tiberiade. Avevano i piedi indolenziti e, nonostante il tempo fosse stato fino ad allora particolarmente freddo, il sole picchiava. Si sedettero dunque sotto un prugnolo, già in fiore. Simon Pietro aprì un fagotto preparato da sua moglie e ne dispose il contenuto all'ombra. Pane, uova sode, formaggio acido e olive. Si volse impercettibilmente verso Andrea, con espressione allarmata e impaziente. Andrea disfece il suo fagotto e ne trasse pollame e una grossa borraccia di vino che porse al fratello.
[...]
"Signore, Padre nostro, benedici questo cibo", disse Gesù.
Spezzò il pane con una torsione energica dei polsi, in un gesto divenuto ormai familiare a coloro con i quali aveva condiviso tanti pasti, con i pollici giunti sopra il pane, ma non affondati, come facevano gli altri. Simon Pietro, Andrea e Giovanni presero la loro parte e ognuno tenne la sua rimanendo pensoso, quasi con imbarazzo. Quando si furono serviti del pollame, delle uova, del formaggio e delle olive, esitarono, in attesa che Gesù mordesse il suo pane prima di fare altrettanto. Masticarono il pane con precauzione, come nel timore di trovarsi sotto i denti della ghiaia. (p. 538)

"Egli mi tradirà! Mi ha già tradito!"
Giovanni lanciò un grido strozzato.
"Egli non riuscirà mai a lavarsi e nessuno né in terra né in cielo lo laverà!" gridò Gesù.
Espressioni scomposte.
"Chi è, maestro?" gridò Giuda di Giacomo.
"Chi è?" chiese Simon Pietro.
"Chi è?" sibilò Giovanni, tendendo il collo verso Gesù.
Gesù immerse un pezzo di pane che aveva appena spezzato in un vaso pieno di sesamo pestato con sale e lo porse all'Iscariota, che lo prese di malavoglia.
"E' colui al quale porgo questo pezzo di pane", disse Gesù.
L'Iscariota gettò il pane e corse alla porta. Gli altri si alzarono, strabuzzando gli occhi; Giovanni corse alla porta dopo l'Iscariota. L'uomo si era dileguato nella notte. (p.560)

I piatti erano vuoti, ma i vassoi mezzo pieni. Gesù prese il pane, che essi avevano toccato appena, lo spezzò e lo distribuì tra loro, dicendo:
"Prendete, questo è il mio corpo".
Riempì il bicchiere di vino e lo fece girare intorno, dicendo:
"Bevete, questo è il mio sangue, il sangue dell'Alleanza che è stato versato per tutti. Io vi dico che non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui sarò nel regno di Dio".
Molti di loro scoppiarono in lacrime. (p.578)

 

MANIFESTI LETTERARI


I MANIFESTI DEGLI ALTRI

Presentiamo il Manifesto Emotivo del Movimento Saturnista di cui è firmatario il nostro amico ddt. Si possono avere più ampie informazioni sul Movimento e prendere visione di esempi di produzione artistica, visitando il sito http://www.saturnismo.com

Rosa Elisa Giangoia


MANIFESTO EMOTIVO DEL MOVIMENTO SATURNISTA
secondo l'interpretazione di C. M. Gaston

14/5/1998
Il Saturnismo è il luogo dell'incontro dei suoi esponenti. I Saturnisti sono coloro che si definiscono tali. Essi vivono lo stesso spirito, sperimentandolo ognuno alla propria maniera ed esprimendolo secondo il proprio estro e la propria creatività.
Scopo del Saturnismo è restituire dignità al tempo, rendere il sapore all'insipido susseguirsi degli istanti dell'"ogni giorno". La bellezza delle Cose, sfuggita agli occhi esausti della vita inautentica del calendario e dell'orologio, riappare immediata e sostanziale nel suo Io-Qui-Ora.
Strumento del Saturnismo è l'estetica. Essa, come un proiettile, squarcia la pelle dell'ovvio, esponendo il soggetto al generativo turbamento dell'ambiguità e dell'indecifrabilità dell'esistenza.
Nemico del Saturnismo è l'atteggiamento piatto ed omologato del ripetersi delle cose: ogni evento è unico ed irripetibile e scolpisce nel fiume del tempo la propria indelebile traccia. Nemico del Saturnista è chi anteponga la quantità alla qualità, il dato grezzo alla sua significatività, la durata alla rilevanza.
L'Arte non è per i Saturnisti. Incapaci di definire l'Arte, i Saturnisti non la frequentano. Non è loro interesse disquisire sul significato delle cose che producono, ritenendo un fallimento ogni opera che non si spieghi da sé e che richieda l'intervento di un critico. L'opera saturnista non ha la funzione di veicolare un messaggio universale.
Ambizione
del Saturnista è compiere, riconoscere o suscitare l'Atto poetico. È un Poeta chi - in un momento di ispirazione - assecondi il proprio bisogno di incidere nel tempo l'eternità di un momento. È quindi Poeta anche e soprattutto chi, di fronte ad un'Opera, percepisca nel proprio intimo ed alla propria maniera l'intensità dell'istante. Ambizione del Saturnismo è scoprire il kairòs.
Canoni del Saturnismo sono l'immediatezza, la spontaneità, l'ironia. Auspicio del Saturnismo è suscitare divertita sorpresa, innocuo spavento, stupore; il Saturnismo vuole evocare, non far riflettere. Ognuno è in grado di riflettere da sé, se lo vuole. Canone del Saturnismo è la libertà dai canoni.
Direttiva saturnista è un principio generale che definisce, descrive o rappresenta in qualsiasi modo lo spirito saturnista. Unica caratteristica della direttiva è quella di essere pronunciata. È quindi del tutto indifferente se, da chi, come e quando essa venga applicata. Ambizione di ogni direttiva è quella di essere emendata.
Opera saturnista è qualsiasi risposta a queste esigenze. È un'opera saturnista lo scatto di una foto. Non la foto. Anzi, la macchina fotografica
non è assolutamente indispensabile

 

ATR&SPORT


Buongiorno a tutti e ben ritrovati. Dopo un piccolo periodo di digiuno, riprendiamo a parlare di arte e di sport. Provate a sintonizzare il vostro televisore su di una qualsiasi manifestazione sportiva. Qual è una delle parole che vi sentite propinare più assiduamente in telecronaca? "Campione". Già, oggi tutti sono un po' campioni, anche se di rado si comprende in che cosa si è ottenuto l'ambito grado di eccellenza. Il campione: ammirato, corteggiato, ambito; il campione osannato, il campione deriso, il campione solo. Che spalle larghe deve avere il campione, quante aspettative deve soddisfare...

Il racconto che segue ci offre una visione un po' diversa di questo tipo umano. Ci narra una storia a cui il divo non è l'unico a partecipare. O meglio, di divi ce ne sono ben due: il campione in campo figlio di un fu campione in tribuna.

Il testo è essenziale e scorrevole. Non pretende di insegnare nulla. Tutta la vicenda è vista da lontano, come se fosse stata piazzata una telecamera ed aperto un microfono.

L'autore è Alessandro Carbone, ventisette anni, romano. Alex si innamora della letteratura fin dalle scuole medie, e da subito preferisce gli autori del '900. La passione per Gibran, Rimbaud, Lorca, Neruda, Borges si fonde con l'amore per il rock melodico italiano: PFM, De Andrè, De Gregori, Venditti. All'università la vena scrittoria esplode prepotente: discepolo del sociologo decano d'Italia Franco Ferrarotti, scrive alcuni saggi e ottiene di presiedere un seminario sul "Positivismo italiano". Poi è la volta del teatro e quindi del cinema. Per il concorso VIDEOROME scrive e dirige un cortometraggio, "Toccata e fuga", nonsense a tema. Alex ora è tornato al primo amore e frequenta il corso di scrittura creativa presso la Biblioteca Traspontina di Roma, tenuto da un altro noto membro di Bombacarta, Stas' Gawronsky.

Ed ecco quindi il racconto, "LA CURVA". Gustatevelo tranquillamente. Ci vediamo al termine, per una breve intervista ad Alex Carbone nella quale verranno approfonditi i temi presentati.

LA CURVA

(Voce telecronista nella folla) Recitazione: Entusiastica [Il volume è alto]

<.Telespettatori in ascolto è semplicemente commovente, a bordo campo si sta scaldando il figlio della leggenda vivente, di colui che ha cambiato il volto al calcio, un giocatore che ha regalato a tutti gli appassionati di questo sport momenti indimenticabili, momenti impressi nella memoria di ognuno di noi, e diviene impossibile sottrarsi all'onda delle emozioni e dei ricordi...>[Il volume sfuma]

(Voce con riverbero) Recitazione: Urlata ed esasperante [Il volume sale piano]

<.Cosa fai eh?! Cooosa fai? Gia sei stanco di correre eh? Guardati fai pena. Ahaha!

Non riesci nemmeno a mettere un piede davanti all'altro.Non diventerai mai nessuno così lo sai? Io alla tua età correvo solo dopo aver lavorato al cantiere sai?.Ne ho mangiata di calce prima di toccare un pallone. E tu? Dovresti essere mio figlio? Mi fai pena..moccioso ecco cosa mi fai. E se te lo dico io....> [ La voce va via sfumando]

(Voce telecronista nella folla) Recitazione: Entusiastica [Il volume va in crescendo]

<.E' arrivato finalmente il momento del cambio, è arrivato il momento del figlio del grande campione, ci si aspetta molto d lui, ha gli occhi di tutto il mondo addosso, farà rivivere le gesta atletiche più invidiate al mondo, c'è trepidazioni sugli spalti..ed ecco ecco che entra .la curva invoca il suo nome e non smette di applaudire. Signori telespettatori stiamo assistendo a qualcosa di profondamente emozionante...> [Il volume sfuma via]

(Voce con riverbero) Recitazione: Urlata ed esasperante [Il volume sale piano]

<...Andiamo con quel pallone. Affrontalo. non ti mangia mica deficiente...No..Noooo..Da capo fallo da capo e sta attento..non puoi.non puoi perdere la palla in questo modo..Eh? Vuoi che la gente rida di te? E' questo che vuoi .eh? Hai la stoffa del buffone ecco cosa hai! Una maglia di carnevale ti daranno ..ecco cosa ti daranno..l'unica maglia che vestirai se non ti impegni e non fai le cose come vanno fatte..> [Il volume sfuma via]

(Voce telecronista nella folla) Recitazione: Entusiastica [Il volume va in crescendo]

< .scambia con il compagno, che verticalizza di prima al centro e la palla arriva finalmente sui piedi del figlio del campione, che avanza sulla sinistra affronta un avversario ma lo scarta in corsa con un meravigliosa finta, gli si fa incontro un altro difensore ma scatta sulla destra e triangola col compagno di reparto, scarta ancora un altro avversario,strepitoso, entra in area, ma il portiere esce rovinosamente mancando totalmente la palla, e l'arbitro decreta senza ombra di dubbio il calcio di rigore...>

(Voce con riverbero) Recitazione: Urlata ed esasperante [Il volume sale piano]

<..Guardalo negli occhi il portiere..deve capire che vai li per umiliarlo..perché basta un frazione di secondo e lui capisce che hai paura e sa dove tirerai. E allora quello che si umilierà sarai te..e non troverai nessun angolo di mondo per nasconderti.. e si che vorrai nasconderti.perché il tuo tifo in quel preciso istante ti odierà. con tutta l'anima..>

(Voce telecronista nella folla) Recitazione: Entusiastica [Il volume va in crescendo]

<..Ed è proprio lui a raccogliere la palla e a posizionarla sul dischetto del calcio di rigore

che emozioni signori, che emozione, al suo debutto con un calcio di rigore che potrebbe assegnar la vittoria alla sua squadra e possiamo immaginare a chi andrà la dedica se la palla dovesse entrar in rete, signori attimi commoventi.>

(Voce con riverbero) Recitazione: Urlata ed esasperante [Il volume sale piano]

< Avanti.prendi la rincorsa e calcia come se dovessi uccidere il portiere..Cosa aspetti? Eh? Non puoi avere paura.coniglio ecco cosa sei..un coniglio pauroso..sai che ti dico? Che non segnerai mai un rigore ..ecco cosa ti dico.non segnerai mai questo rigore, non segnerai mai..MAI! MAI! MAIIIIIIIIIIIIIIII!..>

(Voce telecronista nella folla.) Recitazione: Entusiastica

[Il volume va in crescendo confondendosi con l'urlo della voce in riverbero]

< Si fissano negli occhi uno davanti l'altro,nessuno saprà mai cosa sta passando nella mente di quei giocatori ma se tutto lo stadio fosse in silenzio forse potremmo sentire il battito dei loro cuori ..Ma....Ecco che prende la rincorsa.......eeeee..e.e.e.e.e.e.ed è..>

[ L' urlo della della curva sfuma in silenzio totale]


INTERVISTA AD ALESSANDRO CARBONE

1) Da dove ti è arrivata l'ispirazione che ti ha spinto a scrivere "LA CURVA"? Sei stato influenzato da un episodio particolare?

Il racconto doveva essere un soggetto per un 'Corto' in concorso a VideoRome, ma non se ne è fatto nulla (sembra che Pizzul non volesse fare il telecronista....scherzo). Come hai intuito non è solo una storia di sport, ma l'ho pensata come una storia sui Confronti, quelli che facciamo ogni mattina davanti allo specchio, quelli che ci spingono a pensare quanti centimetri di pelle vivono dentro di noi, quella dei nostri genitori o quella dei nostri figli. E poi quelli con i nostri 'fantasmi', le nostre paure, i nostri avversari. Siamo soli a tirare un calcio di rigore? O con noi c'è un intero stadio? Una storia o infinite storie? Che piaccia o no il calcio è filosofia. Una metafora rotonda a scacchi bianchi e neri.

2) Mi ha molto colpito il personaggio dell'anziano campione. Sembra, per certi versi, il "vecchio malvissuto" descritto dal Manzoni. A me sembra sia lui il protagonista del racconto. Cosa ti affascina di una figura del genere, di campione invecchiato? Oppure, cosa odii?

Hai mai visto 'When they are kings'? E' il racconto di uno dei più grandi incontri di box di tutti i tempi: ottobre 1974, Muhammad Alì vs George Foreman, solo leggenda. E ora lo vedi ridotto come bambino appena nato. E'questa la vita. Da poco ho rivisto "Toro Scatenato" con De Niro, il film che parla di Jack la Motta campione dei medi anni 40. Finisce nei night a raccontare barzellette. Una delle ultime inquadrature lo riprende davanti allo specchio che si prende a schiaffi e poi boxa rapidamente, montante, montante, gancio, jab. Poi si aggiusta il farfallino e va ad affrontare il pubblico. Come se stesse per combattere per il titolo. Non so se ti ho risposto, ma questi due film, mi fanno impazzire.

3) Campione o fuoriclasse... molti hanno distinto le due definizioni. Secondo te, esse descrivono la medesima persona o c'è qualcosa che le differenzia?

Non so, forse vent'anni fa potevano essere la stessa cosa. Oggi campioni non si nasce, si viene programmati. Società, procuratori,giornalisti, c'è fame di magia, quella di Maradona per capirci, che ormai agonizza tra le sabbie della coca..... I fuoriclasse oggi stanno nei campetti delle parrocchie, pochi in verità, pochi perché c'hanno tolto il gusto di sognare il calcio; già appena sai tirare due calci devi pretendere la serie A, ingaggi da fantadollari e le mutandine di qualche velina...triste. Mi ricordo di un mio amico, uno silenzioso, arrivava al cortile per fatti suoi, ad una certa ora, ma tra noi passava subito un pensiero nella testa, " Oh è arrivato MOMO ora ci si diverte". Si perché, Momo era uno di quelli che quando gli passavi la palla, quella si sottraeva alle normali leggi della fisica: tacco, tibia, collo, testa, esterno. Il suo numero migliore era camminare sulla palla, si non dico stupidate, giuro, Momo camminava sulla palla. Insomma per noi dodicenni era un pò come vedere Gesù che cammina sull'acqua...mi capisci? Momo era/è un fuoriclasse, non accettò mai le infinite preghiere dei presidenti delle società di zona. Momo giocava per noi, magari poi se la rideva per quelle nostre facce da lumaconi sbigottiti. Chi se ne frega, Momo era/è un Fuoriclasse. Che fosse figlio di circensi e facesse "Traslochi notturni" è un altra storia.

4) Ma, dai dimmelo, alla fine del tuo racconto la palla è entrata o no?

Su un campo entrò, su quell'altro uscì. A te la scelta............

Gabriele Guzzetti



PERCORSO DI VIAGGIO

ULISSE   E   LE    SIRENE   “SPIEGATE”
a cura di Antonio Spadaro

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AVVENTURA e
NOSTALGIA

Il viaggiatore di Angelo Branduardi
Questa è la tua ora, parti, viaggiatore
che ancora molto per te deve accadere.
Per anni sui mari ti sei avventurato,
seguendo cauto le vie delle tue carte.

Quale desiderio rende inquieto il tuo cuore,
quale marea ti sta rubando il sonno.
Tu che nella tempesta sicuro hai navigato,
è questa l'ora, parti, viaggiatore.

Apri le vele ad accogliere il vento
che ancora molto per te deve accadere.
Cerca la rotta seguendo la corrente
verso un'oscura, remota stella.

Quale desiderio rende inquieto il tuo cuore,
quale marea ti sta rubando il sonno.
Senza esitare abbandona il tuo porto,
e questa l'ora, parti, viaggiatore.


Durante tutto il viaggio...
di Nazim Hikmet
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
            mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
                del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
                alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla,
se non quella nostalgia.

FUGA e RITORNO

Sui fiumi di Babilonia (Sal. 136) dal Libro dei Salmi
[1]    Sui fiumi di Babilonia,
    là sedevamo piangendo
    al ricordo di Sion.
[2]    Ai salici di quella terra
    appendemmo le nostre cetre.
[3]    Là ci chiedevano parole di canto
    coloro che ci avevano deportato,
    canzoni di gioia, i nostri oppressori:
    «Cantateci i canti di Sion!».

[4]    Come cantare i canti del Signore
    in terra straniera?
[5]    Se ti dimentico, Gerusalemme,
    si paralizzi la mia destra;
[6]    mi si attacchi la lingua al palato,
    se lascio cadere il tuo ricordo,
    se non metto Gerusalemme
    al di sopra di ogni mia gioia.

[7]    Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
    che nel giorno di Gerusalemme,
    dicevano: «Distruggete, distruggete
    anche le sue fondamenta».
[8]    Figlia di Babilonia devastatrice,
    beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
[9]    Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
    e li sbatterà contro la pietra.

ESILIO ed EVASIONE

L'allodola in gabbia di Gerard Manley Hopkins
Quale allodola sfida-vento chiusa in trista gabbia,
lo spirito alato dell'uomo nella casa-ossa, stretta casa, sta
quell'uccello senza il ricordo delle fiere rupi,
questo in sforzo, ogni giorno soffrendo il tempo di vita.

Benché alti su zolla o posatoio o umile basso palco
i due a volte cantino dolcissime, dolcissime nenie,
ma languono a volte come morti nelle loro celle
e torcono le sbarre in scoppi di terrore o d'ira.

Non che il dolce uccello, il canoro uccello non chieda quiete -
anzi, ascoltalo, ascoltalo, mentre cinguetta e cala nel nido,
ma nel proprio nido, libero nido, non carcere.

Lo spirito dell'uomo sarà legato alla carne, quando al suo meglio
ma sgombro: la lanugine del prato non è gravata
dal passo dell'arcobaleno né lui dalle sue ossa risorte.

PELLEGRINAGGIO e CONQUISTA

Ulisse di Umberto Saba
Nella mia giovanezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d'onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d'alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l'alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

PER MARE e PER ARIA

Gabbiani di Vincenzo Cardarelli
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.

La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

I cigni selvatici a Coole di William Butler Yeats
Gli alberi sono nella loro autunnale bellezza,
I sentieri del bosco sono asciutti,
Nel crepuscolo d'ottobre l'acqua
Riflette un cielo immobile;
Sull'acqua colma fra le pietre, stanno
Cinquantanove cigni.
    Già diciannove autunni mi raggiunsero
Da quando li contai la prima volta;
Li vidi, prima che finissi il conto,
Tutti di colpo sollevarsi
E sperdersi rotando in grandi cerchi interrotti
Sulle ali rumorose.
    Ho ammirato quelle creature splendenti
E ora è triste il mio cuore.
Tutto è cambiato da quando io, ascoltando
La prima volta, su questa riva, al crepuscolo,
Lo scampanare delle loro ali sopra il mio capo,
Camminavo con passo più leggero.
    Senza ancora saziarsi, amata e amante,
Remano nelle fredde
Correnti amiche, o scalano l'aria;
I loro cuori non sono invecchiati;
Passione o conquista, dovunque vadano errando,
Tuttora li accompagna.
    Ma ora galleggiano sull'acqua immobile,
Misteriosi, bellissimi.
Fra quali giunchi nidificheranno,
Sulle sponde di quale lago o stagno
Delizieranno occhi umani quando un giorno,
Svegliandomi, mi accorgerò che son volati via?

NAUFRAGIO e ATTESA (della meta)

Mattina di Giuseppe Ungaretti
M'illumino
d'immenso

**** THE END ****
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