Vediamo insieme chi e’ il giudice Felice Casson.

Non in ordine cronologico ma di cosa si occupa e occupato, questo grande giudice italiano. I casi da lui indagati, forse esplicano chiaramente, anche chi non lo desidera piu’ nel mondo dei viventi, soprattutto dopo la sentenza di piazza fontana.

VENEZIA - E'stato un attentato: tracce di più esplosivi sono state trovate nel locale della caldaia del tribunale di Venezia. Dopo una prima smentita gli inquirenti ammettono che l'esplosione che stanotte alle 3,30 a Venezia ha provocato gravi danni al Tribunale possa essere stata provocata da un ordigno. Una bomba potente, fatta con 5 chili di esplosivo ad alto potenziale. Per il momento non sono giunte rivendicazioni.

Intorno alle 16, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è atterrato all'aeroporto Marco Polo di Tessera. Una visita prevista in agenda ma ora c'è grande attesa di sentire cosa dirà il premier sull'attentato. Con lui ci sono il ministro Umberto Bossi, il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini, il ministro Pietro Lunardi.

Già questa mattina il premier ha detto che lettere minatorie e pallottole sono state inviate al ministro degll'Interno, al presidente del Consiglio e a esponenti dell'opposizione, come Clemente Mastella. E ha parlato di "una escalation di violenza che preoccupa".

Berlusconi ha aggiunto di sperare che possano "realizzarsi situazioni politiche bipartisan" nell'interesse del Paese
piazza fontana.

ANNO 1990 MESE DI DICEMBRE

IL CASO GLADIO

A ottobre era esploso il "Caso Gladio" quando  un giudice di Treviso, Felice Casson, che stava indagando sulla strage di Peteano (*) in uno degli incartamenti si imbatte in alcune rivelazioni fatte da un pentito che accennava a una struttura, parallela ai servizi di sicurezza collegata alla Nato.
Ha accertato che alcuni solo alcuni vertici militari e politici italiani erano a conoscenza di questa "rete clandestina". La maggior parte la ignoravano; anche chi era stato capo del governo negli ultimi quarant'anni. A Montecitorio iniziano a rincorrersi voci confuse, ma anche  inquietanti.

(*) La strage di Peteano avvenne il 31 maggio 1972. Vi morirono 5 carabinieri dopo essere caduti in una anonima telefonata-imboscata che li invitava a raggiungere una Fiat 500 parcheggiata nei pressi del confine. La vettura era imbottita di tritolo; appena gli agenti aprirono il cofano saltò per aria uccidendone tre e ferendo gli altri due. Ci furono arresti, si celebrò un processo nel '79, ma furono tutti scagionati quelli chiamati in causa. Gli autori non vennero mai identificati, finchè saltò fuori la confessione di uno degli autori dell'imboscata, Vincenzo Vinciguerra, rivelando dei legami con un struttura parallela dei servizi segreti, dipendente dall'Alleanza atlantica. Le indagini continuarono per anni, finchè approdarono al giudice di Treviso, che si trovò appunto fra le mani queste rivelazioni e l'esistenza di questa struttura. Ora vuole vederci chiaro. Intende dunque interrogare anche Cossiga (che ai tempi della strage aveva incarichi di governo) arrivando a ipotizzare responsabilità di Gladio nella strategia della tensione degli anni Settanta. 

Il 30 ottobre cominciano a circolare i primi nomi degli appartenenti alla "rete clandestina" della Gladio. Il 3 novembre esplode la polemica delle sinistre contro il Quirinale. L'8 novembre il presidente del Consiglio  Andreotti interviene in Senato rivendicando la legittimità di Gladio. Nello stesso giorno il giudice Casson chiede la disponibilità del presidente della Repubblica a testimoniare in relazione al procedimento penale in corso (strage di Peteano) e su "altri fatti eversivi dell'ordine costituzionale". L'11 novembre su Repubblica appare una lettera di Cossiga inviata al presidente del Consiglio, in cui dichiara la piena disponibilità "a rendere di (sua) iniziativa ogni opportuna  informazione al Comitato parlamentare per i servizi segreti, così come all'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi...pronto a invitare a tal fine i suddetti organismi. "Io non ho nulla da nascondere".
Il 17 novembre si svolge a Roma una manifestazione organizzata dal Pci, con circa 100-300.000 persone, per protestare contro la fantomatica Gladio, la  mancanza di trasparenza delle inchieste sulle stragi e infine puntando il dito su Cossiga.
Ovviamente Cossiga reagisce violentemente. Il 23 novembre PSI e DC sono solidali col Quirinale. "Una reazione opportuna quella di Cossiga" dice Craxi. "Una campagna vergognosa quella di Occhetto" rincara Forlani. Occhetto sembra invece fare retromarcia. Mentre Casson frugando negli archivi della Commissione indagine P2, trova nella stessa commissione un senatore che figura  tra gli "arruolati" della Gladio. Significa proprio nulla ma suscitano altre polemiche.

Il 5 dicembre si vara l'"operazione trasparenza". Il Comitato per i servizi segreti  potrà interrogare Cossiga. Sorgono però problemi istituzionali per l'alta carica del personaggio. L'11 dicembre sono superati anche questi: l'incontro con Cossiga sarà una "audizione" e non un "interrogatorio".
Ma intanto monta la polemica, gli avversari (e non solo questi) strumentalizzano Gladio, Cossiga lo fanno passare per Cospiratore dello Stato; il presidente inizia a rispondere per le rime.
Poi improvvisamente muta tutta la situazione. Anche gli "amici" non sono più solidali.

Fin dall'inizio la richiesta di Casson aveva sollevato tante polemiche e un gran bel "pasticcio".
"Lo Stato si è incartato. Ha creato un immenso pasticcio istituzionale, costituzionale, politico e - perchè no? - morale, e non sa più come uscirne". (La Repubblica (quella riportata sopra) dell' 8 dicembre 1990)

Si profila la minaccia di una crisi istituzionale.
Alcuni affermano, scrivono, cianciano, che la struttura è una organizzazione illegale, perchè operante all'insaputa del Parlamento italiano e in violazione dell'articolo 18 della Costituzione, che vieta il perseguimento, anche indiretto, di scopi politici da parte di organismi di carattere militare. Subito si avanzano affrettati sospetti circa il coinvolgimento di Gladio in trame cospirative interne ed episodi stragistici.

Il giorno 7, con una lettera al Consiglio dei ministri, Cossiga minaccia di "autosospendersi" se il governo non confermerà la tesi sulla legittimità di Gladio da lui sostenute.

 Chiamato  il presidente della commissione bicamerale -Libero Gualtieri,- che da anni anche lui sta indagando sulle varie stragi, consegna alla presidenza del consiglio il fascicolo inerente il ''sid parallelo'' che parla in qualche punto (gli omissis in alcuni processi) anche dell'esistenza della fino allora segreta ''struttura Gladio''. Esplode così in Parlamento e sul Colle il "caso" con tutta la sua causticità tra gli inquilini dei due Palazzi.
La richiesta di Casson di interrogare Cossiga su una così delicata questione, era già sufficiente per offendere il Presidente, ma subito dopo Cossiga diventa furioso "andando sopra le righe", quando alcuni politici su Gladio iniziano a fare a destra e a manca dichiarazioni "imprudenti e impudenti"; mentre altri lo accusano di "alto tradimento" e altri ancora decidono che non sia il giudice  Casson a interrogare Cossiga ma un Comitato parlamentare composto da "saggi" nelle persone di cinque ex presidenti della Corte costituzionale per emettere un parere sulla predetta legittimità.

La polemica diventa infuocata, sta per sfociare in una crisi istituzionale, che rientra non appena Andreotti esprime a Cossiga la solidarietà del governo e di fronte alla Camera conferma la piena legittimità di Gladio. 
Ma al governo c'è solo Andreotti e la Dc? No, c'è anche il PSI che sta pestando i piedi.

 
"I ministri socialisti - ha rivelato Martelli -  hanno posto la loro riserva, e Craxi ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di difendere "l'infallibilità" di Cossiga  e Andreotti"
Cossiga ha pure proposto ad Andreotti di "autosospendersi" e di passare i poteri a Martelli"

(La Repubblica, 8 dicembre 1990, quella di sopra). Sembra (o è) una provocazione

Cosa accade ora? Cossiga lo avevano soprannominato il "presidente notaio" perchè si muoveva con molta discrezione. Un notaio estremamente pignolo.  I caricaturisti lo avevano perfino raffigurano come un "signor nessuno" che si aggirava per il Quirinale.
Accade che ora la situazione è cambiata radicalmente. E anche lui cambia.  Il "presidente notaio" lascia il posto al "picconatore". E Cossiga a picconare non si fermerà più!

  Quello di Craxi è un avventato processo al "cospiratore". E ha commesso un gravissimo errore nell'attaccarlo. Perchè il Cossiga (costituzionalista) non vuole certo farsi processare da un Craxi e da un Martelli "qualunque", nè dai cinque saggi che i socialisti avevano proposto per giudicare la legittimità del suo operato.  Cossiga non doveva certo rendere conto a Craxi, a compagni, e compagniucci, ma semmai solo davanti agli italiani.  "E dico come Moro - aggiunse - Non ci processerete nelle piazze"; infatti difende i compagni di strada anche facendo autocritica forte.

Infatti il presidente della Repubblica Cossiga, è di parere diverso sulla Gladio, ne prende infatti impavido le difese ("erano patrioti quelli della Gladio, brava gente") e ne parlerà perfino nel tradizionale messaggio di fine anno, interrompendo, a sorpresa, la lettura del testo ufficiale e leggendo un foglietto di carta tirato fuori dalla tasca. Una sfida ai "corvi" di ogni colore.
Da notare che il 23 la Nato ha posto il segreto di stato internazionale sull'attività e i fini di Gladio.
 
Ma il bello di Cossiga "picconatore" deve ancora venire!!  Anche se il 19, dalla Germania in visita privata  aveva chiesto a tutti scusa "per essere andato sopra le righe" e aveva promesso di non parlare più, il prossimo anno inizia a togliersi tanti "sassolini dalla scarpa", molti anche a costo di alienarsi le simpatie di vaste aree; a non temere di essere attaccato da più parti, compresi i vecchi amici del suo partito; e neppure teme quel "....
nuovo "amico".  Il 23 marzo del prossimo anno ('91 - vedi) l'"amico" lo "piccona" forte anche senza farne il nome; "non lo temiamo, non ci troverà ne atterriti né silenziosi"
Le "picconate" diventano  quasi settimanali; lo prendono perfino per matto, chiedono l'
impeachment.
Lui si difende: "In realtà io non esterno. Io comunico; Io non sono matto. Io faccio il matto. E' diverso. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno".
Altra esternazione la fa mentre è a Parigi: "io sarò in strada, dove c'é la gente. Per parlare con la gente e possibilmente rappresentarla e tutelarla".
Ma viene anche qui accusato di fare del qualunquismo e di ricercare il consenso emotivo.
Ma tornando dalla Germania aveva detto anche un'altra frase.
"Sono successe tante cose all'Est; speriamo ora anche all'Ovest". Piuttosto enigmatica, comunque profetica.

Il 26 novembre 1991 Cossiga si "autodenuncia", chiedendo che gli sia contestato il reato di cospirazione politica mediante associazione in riferimento alla vicenda Gladio. 
Il 23 gennaio 1992, Francesco Cossiga con una lettera, annuncia le sue dimissioni dalla DC. 
Il 2 febbraio 1992 Francesco Cossiga firma il decreto di scioglimento delle Camere.
Il 17 febbraio 1992 con l'arresto di Mario Chiesa, comincia l'era di "Tangentopoli". Psi nel fango, la Dc pure. Si aprono le dighe.
 Il 5-6 aprile 1992 si svolgono le elezioni politiche in un clima di incertezze. Con un'aria molto pesante, che preannuncia tempesta. Infatti tutti i partiti tradizionali ne saranno travolti. La sorpresa sono i partiti della "protesta".
Il 18 aprile Cossiga parla in televisione a reti unificate per 45 minuti. Dice che "al voto del 5 aprile è venuta una domanda di riforme istituzionali e una grande voglia di cambiamento nel modo di governare lo stato". Il segnale c'è, ed è forte e chiaro.
Il 23 aprile 1992 comincia la nuova legislatura. Due giorni dopo, in un messaggio televisivo, il presidente Cossiga annuncia le sue dimissioni da Presidente della Repubblica, che saranno formalizzate il 28 aprile. Il "notaio" trasformatosi  in "picconatore" lascia il Quirinale con dieci settimane di anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Chiede di essere ascoltato dai tribunali. Ma su tutta la vicenda la magistratura archivierà l'indagine. La magistratura del resto da questo momento ha altro da fare: infatti è la protagonista. Sta scoppiando la "caldaia" Tangentopoli. 

Cossiga se ne va beatamente in una lunga vacanza a Dublino. 
Ma le scene di "mani pulite" comunque lo raggiungono anche lì. Gli viene perfino da piangere nel vedere la mediocrità di certa gente. 
"Cossiga rompe il silenzio dell'auto-esilio e si lancia in un'esternazione terrificante. "E' la Dc il nemico che ha tradito, incapace di modificare la sua arroganza, allo sbando. I dirigenti DC la gente li prenderà a sassate per la strada. Io non li ho buttati giù dalle scale, ma la gente non avrà i miei scrupoli (...). DC da lapidare. De Mita è il meglio. Forlani è un ipocrita: non mente, lui, nasconde la verità" (...) Ho scritto al Popolo una lettera, in cui spiegavo perché non mi sarei più iscritto al gruppo Dc del Senato. Hanno rifiutato di pubblicarmela; era più importante la seduta alla sezione della Garbatella" (da Il Secolo, venerdi 1° maggio 1992) 

 

 

 

 

 

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