LA GRASSA KRAFT

IN ITALIA la KRAFT la compriamo abbinata ad un barattolino di vetro, chiamasi maionese, magra e insipida. Il grasso dei prodotti infatti non ha nessuna colpa in merito alla nostra obesita’, la colpa va cercata nella sedentarieta’ e nel fatto che mangiamo smisuratamente. Fanno ridere i clienti che cercano il maiale magro, anche perche’ per avere un maiale magro, immaginate cosa danno agli animali da mangiare, farine sintetiche ed OGM. Cosi’ se le MULTINAZIONALI è vero che si muovono uccidendo chiunque e’ anche vero che spesso la colpa sta nelle nostre assurde e vergognose richieste. La CARNE MAGRA NON ESISTE esiste un animale trattato MOSTRUOSAMENTE quando richiediamo la CARNE MAGRA. Anzi quella poca di carne che bisognerebbe mangiare due volte alla settimana dovremmo richiederla GRASSA E DURA… segno che l’animale si è ben nustrito e quindi per questo è grasso e soprattutto che ha pascolato e per questo la carne è dura cioe’ muscolosa. Poi il grasso va tolto nel piatto evitando di mangiarlo, anche se un buon prosciuto e quindi una buona vita del maiale o di qualsiasi altro animale, lo senti proprio nel sapore del grasso. Ma siccome nel GRASSO vanno ad infilarsi tutti i prodotti nocivi che le MULTINAZIONALI danno agli animali … meglio non mangiare quel poco rimasto e venduto nella macelleria quotidiana.

COSA PRODUCE LA KRAFT ?

Generi alimentari di ogni tipo, ma anche bibite e prodotti dolciari come JACOBS – CEFFE’ HAG – BENSDORP – KABA – SUCHARD – MILKA – FINESSA – CòTE – D’OR – TOBLERONE – PALLE DI MOZART MIRABEL – ( l’etichetta delle PALLE DI MOZART è tutta un programma ) DAIM – PHILADELPHIA E KRAFT.

Ha un fatturato di circa 30 miliardi l’anno e un utile di circa 5 miliardi di euro e circa centomila dipendenti. La sede ufficiale è a NORTHFIELD – ILLINOIS – USA.

SFRUTTAMENTO DEGLI OPERAI CHE FORNISCONO LE MATERIE PRIME.

Se andiamo sui vari siti internet della KRAFT – leggiamo che è il terzo produttore di generi alimentari e il maggior produttore al mondo della cioccolata. Immaginare che la cioccolata la produce la KRAFT fa venire i brividi figuriamoci avendone avuta la conferma.

CACAO DELLA COSTA D’AVORIO – LATTE DELLE ALPI E ZUCCHERO – questi sono gli ingredienti del cioccolato MILKA nella catatteristica confenzione LILLA prodotto a LORRACH dalla KRAFT FOOD DEUTSCHLAND.

MA COME SI PRODUCE QUESTA GRANDE QUANTITA’ DI CACAO ?

Il cacao viene prodotto nella COSTA D’AVORIO in condizioni disumane, poiche’ nei paesi dell’AFRICA OCCIDENTALE – migliaia di bambini lavorano come schiavi nelle coltivazioni. Molti di loro hanno solo sei o sette anni e vengono rapiti, RIPETO RAPITI – e portati nei campi di cacao, dove sono costretti a svolgere i lavori piu’ duri in condizioni attroci e senza retribuzione.

Secondo la rivista “Earth Island Journal”, che condusse un’intervista nel 2002 dall’ “International Institute of Tropical Agricolture” in Costa d’Avorio, Camerun e Ghana, alcune migliaia di bambini vivrebbero addirittura in condizioni di vera e propria schiavitù. In 46 minuti di film documentario “The dark side of chocolate” (2010), il giornalista danese Miki Mistrati, racconta dettagliatamente quali siano le dinamiche di questo fenomeno. Gli schiavi bambini provengono dal Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Togo e Benin. Vengono venduti dai parenti ad una cifra irrisoria (circa 230 euro a bambino) e sfruttati senza ritegno.  I più piccoli hanno appena 5 anni.  Nel 2010, anche la BBC condusse un’inchiesta sul lavoro minorile e la produzione di cacao: “Tracing the bitter truth of chocolate and child labour”. In quell’occasione, il giornalista Paul Kenyon incontrò i bambini coinvolti nello sfruttamento. Conobbe Ouare Fatao Kwakou, un ragazzino di 12 anni, prelevato dal suo paese di origine il Burkina e venduto dallo zio ai trafficanti, per lavorare nella piantagioni del Ghana. Dopo un anno di lavoro, il bambino, non aveva visto un solo penny per il suo duro lavoro. Ogni ricompenso era stato riscosso dal suo padrone e dallo stesso zio.

Delle volte, però, sono i proprietari delle piantagioni a inviare persone con il compito di adescare ragazzini e ragazzine (in genere di età compresa tra gli 11 e 15 anni) dei villaggi più poveri, convinti da false promesse a salire sui loro “bus”. Non a caso questi intermediari vengono chiamati “adulatori”. Ogni giorno centinaia di bambini spariscono in questo modo “nel nulla”. Il dramma è che tutti sanno perché.

Nel 2001, dopo lo scandalo suscitato dalle in inchieste “Knight Ridder”, la Kraft insieme ad altre grandi multinazionali fu costretta a firmare un protocollo internazionale, conosciuto come il “Harkin-Engel” o il “protocollo del cacao”, volto a eliminare il lavoro minorile nelle piantagioni di cacao nelle aree dell’Africa occidentale entro il 2005.

A più di dieci da quella firma, la situazione rimane pressoché immutata: 250.000 bambini sfruttati.

Per di più, le multinazionali sono passate da 10 milioni a 2 milioni di dollari l’anno, investiti a favore dell’ IPEC (Programma Internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile) dell’ ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) .

Dunque, neppure l’etichetta di “equo-solidale” può farci mettere la coscienza a posto e gustare senza troppi sensi di colpa quella deliziosa barretta di cioccolata.. perché, come mostrano i documentari, è difficile riuscire a monitorare l’intero processo di produzione del cacao, soprattutto ai primi stati, nelle piantagioni, dove le prove della schiavitù minorile sono state riprese tramite telecamere accuratamente nascoste.

ATTRAVERSO le pubblicità, le Corporation accrescono i bisogni e l'avidità.Chris Hooper, pubblicitario e regista, che lavora per Mc Donald's, Coca-Cola e altre Corporation dice: “(creo)immagini per vendere prodotti a coloro che non ne hanno bisogno...(che)incoraggiano un comportamento puerile, un comportamento irresponsabile, edonistico, egoistico e narcisistico"La pubblicità e la propaganda delle Corporation è ormai talmente invasiva che ci sembra "normale" vedere cartelloni pubblicitari ovunque, anche nei cinema, nei bar, negli stadi, in metropolitana, sugli autobus, ecc.


Le Corporation hanno realizzato un mondo in cui il loro potere si può imporre senza rispettare i diritti umani e nemmeno i minimi standard del rispetto per l'ambiente, delle situazioni lavorative, dei servizi sociali e del commercio. La loro totale libertà coincide con la distruzione di milioni di vite umane.


Per proteggere il loro potere, le Corporation inglesi e americane producono la maggior parte di armamenti e li esportano in tutto il mondo, soprattutto nelle aree del Terzo Mondo, che è meglio tenere nel caos della guerra per poterle meglio controllare e saccheggiare.


L'Unicef ha notificato che ogni anno muoiono per fame 5,6 milioni di bambini. Secondo la Fao (Food and Agricultural Organization) sono circa due miliardi gli esseri umani che soffrono la fame. Muoiono perché l'economia dei loro paesi è nelle mani dell'élite ricca occidentale, che attraverso le Corporation attua politiche economiche attente soltanto a produrre profitti. Centinaia di milioni di persone soffrono la fame perché gran parte del terreno arabile viene oggi utilizzato per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico piuttosto che per cereali destinati all'alimentazione umana.La Fao ha più volte fatto appello ai governi dei "paesi in via di sviluppo" per indurli ad abbandonare le politiche agricole imposte dal Fmi e dal Wto, che per il popolo equivalgono alla morte.

PER QUESTO LA KRAFT approfitta del fatto che i prezzi di mercato siano cosi’ bassi esercitando pressioni sui produttori locali i quali non hanno altra scelta che puntare sullo sfruttamento e sulla forza lavoro gratuita.

Secondo le stime dell’associazione TRANS FAIR un agricoltore africano guadagna mediamente 150 euro all’anno per il suo raccolto di cacao e le multinazionali sono consapevoli di tutto questo, ma fino a quando possono incassare non si preoccupano certo delle pelle degli altri.

COPIARE E SVENDERE.

L’altra questione legata sempre alla KRAFT ma soprattutto al problema che il nostro paese ITALIA è ancora oggi incapace di difendere i suoi prodotti possiamo ritrovarla nel PARMESAN.

Parmesan, Parmeson, Parmesao, Pamesello, Parma. La descrizione precisa: "fresh grana cheese", "perfect italiano", "natural and italian". Peccato che d' italiano e di Parmigiano vero, quello Reggiano Dop, non ci sia nulla. Formaggi o presunti tali, ma anche pelati, olio, spaghetti e aceti balsamici per niente di Modena che infatti vengono dall' Australia, dalla Germania, dal Belgio, dalla Cina. La Coldiretti è andata in giro per supermercati e negozi in tutto il mondo, è tornata con copie di tagliatelle e mozzarelle, pelati e prosciutti falsi, "Caberlot classico" dalla Romania e dall' Estonia sughi alla bolognese ma senza ragù.

LA KRAFT E’ INFATTI LA PRIMA a copiare il nostro prodotto ITALIANO – IL PARMIGIANO DI PARMA - e a rivenderlo addirittura con l’etichetta – VERO PARMIGIANO ITALIANO.

IL PROBLEMA DELLA COPIA E’ approdato al massimo organo giurisdizionale europeo nel 2002 quando diversi governi hanno sottolineato che la denominazione Parmesan non era generica, ma costituiva la traduzione fedele della Dop Parmigiano-Reggiano. La Germania, di rimando, ha sostenuto che sono da considerarsi generici anche i termini Parmigiano e Reggiano, aprendo così un confronto più aspro di un derby. «Ora ci aspettiamo una decisione coerente e serena» ammette il presidente di Coldiretti Sergio Marini. «I pirati del cibo provocano danni economici, falsificano identità territoriali confondendo i consumatori. Bisogna rendere obbligatoria l' etichettatura con l' origine dei prodotti».

Mentre si ragionava su Parmesan sì o no, l' agropirateria si organizzava. Eccole le alternative al Parmigiano Reggiano e Grana Padano, i due prodotti tipici più imitati nel mondo: "Parmesao" in Brasile, "Regianito" in Argentina, "Reggiano" e "Parmesano" in Sudamerica, "Parmeson" in Cina e "Parmesan" dagli Usa al Canada, dall' Australia fino al Giappone, ma anche "Grana Pardano", "Grana Padana" o "Grana Padona". Difficile distinguere la furbizia dall' errore. Se Parmesan sarà giudicato illecito, i grandi marchi come la Kraft hanno già lanciato il grattugiato "Pamesello", in Spagna il toponomastico Parma. Fantasia al potere sui deschi internazionali: all' estero è una patacca un prodotto alimentare italiano su quattro, Australia e Usa i più copioni. Tra un falso provolone del Wisconsin e un Amaretto di Venezia tedesco, il mercato internazionale del made in Italy taroccato vale oltre 50 miliardi di euro, il triplo di quanto esportiamo.

PARLIAMO DI 50 MILIARDI DI EURO che non fanno certo male al nostro paese in crisi e sicuramente debole nel difendere quanto di buono siamo riusciti ad ottenere dalla nostra terra. Ma soprattutto non difende neanche la cultura dei nostri prodotti visto che il PECORINO viene venduto in CINA con una etichetta sulla quale fa bella mostra una MUCCA con la bandiera ITALIANA, quando tutti sanno che il PECORINO proviene dalle PECORE.

MA QUESTO SI SA è un problema legato alla nostra politica che si e’ fatta trovare totalmente impreparata, come gli industriali, all’apertura dei mercati in europa o meglio ancora alla GLOBALIZZAZIONE, senza mai sentire ascoltare riflettere su quanto gli veniva detto di fare da chi la contestava, anzi spesso e senza alcuna motivazione, la politica in generale si è spinta a definire TERRORISTI I NO GLOBAL quando oggi, in piena crisi, possiamo invece definirli GLI UNICI ECONOMISTI REALI per quanto sono stati bravi a prevedere.

SE POI SI DIMENTICANO CHE L’Italia ha stabilito accordi bilaterali sulla denominazione dei prodotti agricoli ed alimentari con Francia (29 maggio 1948 e 28 aprile 1964), Austria (1° febbraio 1952), Repubblica Federale di Germania (23 luglio 1963), Spagna (9 aprile 1975). In base a tali accordi, il termine Parmesan era riservato al Parmigiano Reggiano. La legislazione francese fino a tutto il 1992, ha sempre indicato tale principio.

MA LA KRAFT NON SI FERMA.

Una situazione analoga a quella del CACAO si puo’ osservare nella produzione del caffe’. Nelle borse si determinano i prezzi dei mercati e quindi i piccoli agricoltori si devono chinare a tale dittatura riproponendola agli operai che raccolgono il CAFFE’, tutti naturalmente minorenni e tutti ugualmente sfruttati e non pagati.

LA KRAFT SI DIFENDE AFFERMANDO CHE UNA PARTE DEL SUO CAFFE’ E’ PRODOTTO SECONDO SISTEMI SOSTENIBILI e controllata dall’organizzazione RAINFOREST ALLIANCE, anche MC DONALD’S secondo la KRAFT verrebbe rifornito da questo suo caffe’.

C’e’ solo da aggiungere che il CONCETTO DI SOSTENIBILE – a differenza dei concetti – ECOLOGICO – BIOLOGICO – non è riconosciuto giuridacamente e non garantisce ne’ salari equi ne’ criteri produttivi ecologici se poi ci aggiungiamo che la RAINFOREST ALLIANCE è un’associazione – filo industriale – le cui regole sono sensibilmente piu’ morbide rispetto a quelle del commercio EQUO FAIRTRADE.

ad oggi solo la certificazione EQUO FAIRTRADE garantisce che sulla cioccolata e il caffe’, non si versi il sangue di BAMBINI sfruttati rapiti violentati venduti come i SCHIAVI DEL PRESENTE e se non cambiamo metodo di consumo anche del FUTURO.

Redazione namir – www.namir.it