era STATO previsto.

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Analizzando quello che piu' volte ha detto Buscetta nei processi, si puo' comprendere come lo STATO aveva fatto accordi con la mafia, e come questi accordi saltano con l'uccisione di LIMA. Da quel momento in poi i politici hanno paura e si apprestano a trovare nuove soluzioni, la piu' evidente e' il famoso PAPELLO, cioe' un accordo per far cessare non solo le STRAGI ma soprattutto l'uccisione dei politici. Il resto doveva essere realizzato cambiando i vertici della mafia, da RIINA a PROVENZANO.

ROMA . Ha parlato del delitto Dalla Chiesa, del caso Moro, del golpe che il principe Borghese cerco' di mettere in atto nel ' 70. Ha spiegato gli intrecci fra mafiosi e politici. Ha dato la sua versione sull' assassinio di Lima e di Ignazio Salvo. Anche se non ha voluto fare alcun nome, Tommaso Buscetta ha reso bene l' idea del clima torbido in cui sono maturati i delitti eccellenti. Lo ha fatto davanti alla Commissione parlamentare antimafia che ieri ha consentito ai giornalisti di ascoltare l' intera testimonianza videoregistrata. Diamo i passaggi piu' significativi delle risposte alle domande del presidente della Commissione, Luciano Violante.

DALLA CHIESA

Buscetta: "Nel ' 79 ero in carcere a Cuneo e mi mandarono un' ambasciata perche' parlassi con i terroristi. Volevano sapere se i terroristi avrebbero accettato di rivendicare l' omicidio, in qualunque parte d' Italia, del generale Dalla Chiesa. Circuii un terrorista che era con me, un terrorista importante che aveva partecipato al sequestro Moro. Gli chiesi, nello stile mafioso, che sarebbe stato bello se si ammazzasse Dalla Chiesa. Ma se qualcuno lo ammazzasse voi lo rivendichereste? Mi rispose: "No. Solo se qualcuno di noi partecipa". Mandai questa risposta. Dalla Chiesa rimase vivo".

Violante. "Ma nel ' 79 che interesse poteva esserci ad ammazzare il generale Dalla Chiesa?".

Buscetta. "Bravo. Se lo spieghi da solo. Io non so spiegarmelo. Fino allora non aveva disturbato nessun mafioso".

In pratica Buscetta afferma che Dalla Chiesa non aveva dato fastidio alla mafia, ma soprattutto ai terroristi, e se questi non hanno partecipato all'uccisione di DALLA CHIESA, il tutto era stato messo in opera per altre faccende. Dalla Chiesa stato ucciso per altri motivi interni al suo sistema e al mondo politico, si dice che sia stato ucciso perche' aveva ritrovato alcuni carteggi importanti di Aldo Moro che non intendeva consegnare ad Andreotti.

CASO MORO

Buscetta: "Vorrei suggerire ai giudici di andare a rintracciare delle bobine telefoniche che appartengono a dei processi, nelle quali si parla molto chiaramente dell' interessamento per farmi cambiare carcere per andare a parlare con il brigatista e chiedere di salvare la vita di Moro. Si deve avvicinare la persona che telefonava anche a mia moglie, per dire che stavano facendo il possibile perche' Masino fosse trasferito a Torino. Ma poi fui trasferito a Milano e poi a Napoli. Sarei dovuto andare a Torino per prendere contatto con qualcuno. Mi mandavano a chiedere il favore ma ero io che dovevo trovare la persona".

Violante: "Era stata la Commissione a chiederlo?".

Buscetta: "La Commissione, ma anche elementi della malavita milanese. L' elemento milanese e' chiarissimo nelle telefonate. L' interlocutore di Roma che parla con questa persona a Milano dice: "Non vogliono liberare Moro".

Violante: "La Commissione era d' accordo?".

Buscetta: "Non posso stabilirlo. Il messaggio pero' mi veniva da Stefano Bontade. Credo che la Commissione fosse d' accordo, altrimenti non si sarebbe lanciato a capofitto in una cosa di questo genere. E su questo non mi risultano dissensi nella Commissione".

BUSCETTA AFFERMA che LO STATO aveva interrotto qualsiasi tentativo di liberare ALDO MORO, tentativi che inizialmente erano in corso d'opera ma successivamente si bloccarono definitivamente. LO STATO aveva deciso che ALDO MORO poteva morire perche' la sua liberazione avrebbe causato politicamente qualcosa di incontrollabile e che gli americani tendevano a vanificare. IL PCI in ITALIA non doveva vincere ne' andare al governo COME MORO tentava di fare per bloccarne l'ascesa, c'erano i patti di YALTA da rispettare e MORO era odiato da KISSINGER.

I PROCESSI

Violante: "Che cosa intende quando dice "aggiustare i processi"?".

Buscetta: "Nel processo dei 114 c' era un Pm, un certo dottor Tedone, che per tutta la durata del processo sosteneva: "All' ultimo parlero' del presidente dell' associazione... all' ultimo parlero' , di Gaetano Badalamenti... e tutti aspettavano. All' ultimo fece la richiesta per Badalamenti, il carcere gia' espiato. Badalamenti ha preso un anno e undici giorni, io ho preso due anni. Questi sono fatti, non dico bugie".

Violante: "Si aggiustavano i processi anche fuori Palermo?".

Buscetta: "Anche fuori. Specialmente in Calabria, nel Napoletano".

E questo fa comprendere che lo STATO ha sempre operato bene per gli uomini di COSA NOSTRA.

GOLPE BORGHESE

Buscetta: "Nel ' 70, mi incontrai con Salvatore Greco per un colpo di Stato in Sicilia. Da quel momento, dopo aver parlato, io e Greco andammo via. Liggio decise... di creare un clima di tensione nel mondo politico, per preparare il colpo politico. Ognuno decise quale fosse il politico da colpire. A Palermo fu colpito un fascista. L' obiettivo di Liggio fu il procuratore Scaglione. Perche' in quel momento Scaglione era interessato alle rivelazioni di una donna che aveva accusato Vincenzo Riina. Ma non e' vero che Scaglione era vicino agli uomini d' onore. La verita' e' che bisognava minare le basi dello Stato... Ci chiamo' Pippo Calderone per farci sapere che si stava preparando un colpo di Stato e che Borghese voleva utilizzare i mafiosi in Sicilia. Chi sapeva tutto era il colonnello Russo, faceva parte del colpo. Era incaricato di arrestare il prefetto di Palermo. Chi parlo' del golpe Borghese a Cosa Nostra sono i massonici. Abbiamo deciso di chiedere garanzie, perche' Borghese voleva l' elenco di tutti i mafiosi in Sicilia. Si mandarono Calderone e Di Cristina a Roma per incontrare Borghese. Ottennero di non consegnare i nomi e di far aggiustare i processi di Rimi e Liggio".

ED ANCHE IL GOLPE in Italia deve fare i conti con la mafia, al contrario di quanto afferma qualcuno - CHE LA MAFIA NON ESISTE - .

I CORLEONESI

Buscetta: "Oggi la mafia e' dominata dai Corleonesi. La loro escalation e' cominciata nel ' 63 con la strage di Ciaculli. Si sono sciolte tutte le famiglie. La polizia, allora, fece sul serio. Mando' tutti in galera. Nel ' 63 un tale Michele Cavataio si rese responsabile di una cosa gravissima. Aveva messo delle bombe nelle macchine provocando la morte di poliziotti e civili. Fu ritenuta una cosa molto grave, come potrebbero averle usate i terroristi negli anni ' 80. Fu uno scandalo per Cosa Nostra. Ora invece i Corleonesi possono mettere le bombe per far saltare i giudici. La nuova Cosa Nostra, morto il Cavataio, approfittando del mio allontanamento, dell' allontanamento di Badalamenti, di Cicchiteddu, impose che la nuova Commissione fosse costituita da tre persone: Riina, in sostituzione di Liggio, Gaetano Badalamenti e Bontade...".

TOTO' RIINA - era considerato il vero nemico dei politici - quello che non sarebbe mai sceso al compromesso se non attraverso delle regole esagerate che lo STATO doveva accettare. LO STATO non poteva farlo, poteva ammorbidere - ma non togliere il processi - poteva eliminare il carcere duro - ma non del tutto le condanne. RIINA ERA DA ELIMINARE in cambio DI UNA GUIDA PIU' MORBIDA... quella di PROVENZANO.

RIINA

Violante: "E' prevedibile una nuova guerra di mafia?". Buscetta: "E possibile che distruggendo Riina ci siano tante guerre di mafia nelle quali la mafia si autodistruggera' . Perche' Riina lascera' in eredita' tanti rancori che si ammazzeranno come bastardi".

Violante: "Com' e' possibile che Toto' Riina sia da tanti anni latitante?".

Buscetta: "Dovete chiedere alla polizia, non a me. Liggio, parliamo di un passato non troppo lontano, stava a Palermo. Non era necessario che andasse nei boschi. Ora credo che ci sia. I mafiosi stanno in citta' . Anch' io sono stato da latitante in citta' . Non sono mica andato a seppellirmi in un bosco. Abitavo in un condominio, nella casa di mio figlio Antonio, in via della Croce rossa. Nel palazzo di fronte abitava il commissario De Luca".

Violante: "Pensa che Riina sia ancora in Sicilia?".

Buscetta: "Non c' e' dubbio. Se no come fa a sostenere i lacci che manovra?".

DOMANDA E RISPOSTA che successivamente sono diventate ovvie.

I POLITICI

Buscetta: "Ignazio Salvo e' stato ucciso perche' non serviva piu' . Lima invece e' un politico. Puo' darsi che non abbia mantenuto un impegno o, puo' anche darsi, che dietro ci sia qualcosa di molto superiore all' impegno processuale. Ma siamo nel campo delle ipotesi".

Violante: "Quali erano i referenti romani di Lima?".

Buscetta: "Preferisco non dirlo".

Violante: "Lima serviva ancora?".

Buscetta: "Lima serviva a denigrare Andreotti, ma sono supposizioni mie. Per favore fermiamoci qua".

Violante: "Quali erano gli uomini politici ai quali Cosa Nostra si rivolgeva oltre Lima?".

Buscetta: "Preferirei dirlo ai giudici".

Violante: "Ci sono uomini politici che erano uomini d' onore?".

Buscetta: "Si' ".

CASO CALVI

Buscetta: "Badalamenti mi disse che il mio figlioccio, Giuseppe Calo' , nel delitto Calvi era coinvolto... mi risulta che Calo' e' stato visto in compagnia di Danilo Abbruciati, quello che va a sparare al vicepresidente del Banco Ambrosiano di Milano, Rosone. Vedi che disegno? Perche' Calo' sta in compagnia di Abbruciati pochi giorni prima della sparatoria?... Non e' affatto impensabile che Calvi abbia avuto soldi mafiosi e ne abbia fatto cattivo uso".

ERA - STATO - tutto detto - INGROIA fa solo il suo mestiere come pochi... i sordi siamo noi.